Chiara Petrolini è stata condannata a 24 anni e tre mesi per l’omicidio del suo neonato. Dopo la sentenza della Corte d’Assise di Parma, hanno fatto discutere alcune foto del suo ventunesimo compleanno, scattate pochi giorni prima del parto, in cui appare con una pancia quasi invisibile.
Il nodo giudiziario
La giovane è stata assolta per il primo neonato e condannata per il secondo, una distinzione che potrebbe portare a un ricorso da parte della difesa.
La tesi della difesa
La psicoterapeuta Alessandra Bramante sostiene che Petrolini soffrisse di “negazione della gravidanza”: una condizione in cui la donna non è consapevole della gestazione e il corpo non mostra i segnali tipici. La consapevolezza, secondo questa ricostruzione, sarebbe arrivata solo durante il travaglio.
Due versioni opposte
Per la consulente, la ragazza avrebbe agito in uno stato mentale alterato e senza intenzione omicida, in un contesto di forte fragilità personale. Di parere opposto i periti della Procura, che l’hanno ritenuta pienamente lucida e responsabile. Il contrasto tra queste letture continua ad alimentare il dibattito sul caso.
