Una nuova tensione in mare aperto è esplosa nella notte dopo l’intercettazione, da parte della Marina israeliana, di unità appartenenti alla Global Sumud Flotilla diretta verso la Striscia di Gaza che è stata bloccata in acque internazionali. Le ricostruzioni fornite dalle diverse parti coinvolte, nonché dai media internazionali, hanno già innescato reazioni diplomatiche, richieste di chiarimento e appelli per la tutela dei civili a bordo.
Flotilla bloccata a largo di Creta, cosa è successo
Secondo gli organizzatori della Global Sumud, la flottiglia conta complessivamente 58 imbarcazioni. In un primo annuncio l’organizzazione ha denunciato che la Marina israeliana ha intercettato delle loro barche durante la notte e che “i nostri uomini in mare risultano ancora dispersi”. In un successivo comunicato la Global Sumud ha invece parlato di un pesante raid in acque internazionali, affermando che le forze navali israeliane avrebbero “intercettato, abbordato e sistematicamente neutralizzato diverse imbarcazioni”, distruggendo motori e sistemi di navigazione e lasciando centinaia di civili a bordo di imbarcazioni danneggiate e senza energia, esposte all’arrivo di una tempesta. L’organizzazione segnala inoltre l’interruzione delle comunicazioni con più natanti, compromettendone la capacità di coordinarsi o chiedere aiuto.
Dal punto di vista israeliano la versione è differente. Fonti della Marina hanno riferito di aver iniziato le operazioni di intercettazione vicino all’isola greca di Creta, a centinaia di miglia nautiche dalle coste israeliane, intimando agli attivisti di cambiare rotta: gli attivisti sarebbero stati avvertiti che, in alternativa, se trasportano aiuti umanitari possono consegnarli al porto di Ashdod dove saranno sottoposti ad ispezione prima di eventuale ingresso a Gaza; in caso contrario, proseguire comporterebbe il fermo.
I media israeliani, citati da Al Jazeera e rilanciati parlano di cifre: circa 400 attivisti coinvolti, con riferimenti anche a un sequestro di circa 50 imbarcazioni. Invece il ministero degli Esteri israeliano ha annunciato che gli attivisti stanno ora raggiungendo pacificamente Israele, accompagnando il comunicato con una comunicazione ironica e denigratoria nei confronti della missione, si affermerebbe che a bordo sono stati trovati preservativi e sostanze stupefacenti.
La denuncia della comunità internazionale
Gur Tsabar, addetto stampa della Global Sumud, ha definito l’operazione come “un vero e proprio attacco contro i civili in acque internazionali” e ha sollecitato ad Al Jazeera un “intervento immediato” da parte dei governi per garantire la sicurezza della flottiglia e l’apertura di corridoi umanitari verso Gaza. Secondo Tsabar, l’intercettazione e l’eventuale abbordaggio in acque internazionali configurerebbero una detenzione illegale, potenzialmente assimilabile a un sequestro in alto mare.
La disputa tocca questioni complesse di diritto internazionale marittimo: la giurisdizione in acque internazionali, il diritto di intervenire per motivi di sicurezza nazionale e le condizioni di sicurezza e di assistenza per imbarcazioni civili. Al di là degli aspetti giuridici, la priorità citata più volte dalle parti terze è la protezione delle persone a bordo: la Global Sumud denuncia di persone dispers e di natanti lasciati in condizioni pericolose; Israele dichiara invece di aver agito per impedire un’azione che sfidava il blocco navale imposto alla Striscia.
La Farnesina italiana ha comunicato di aver ricevuto informazioni sull’avvicinamento di unità militari israeliane alle barche della flottiglia e di aver chiesto chiarimenti immediati alle autorità israeliane e greche. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha attivato l’Unità di Crisi e le ambasciate di Roma a Tel Aviv e ad Atene per verificare la situazione e mettere in atto le azioni necessarie a tutelare eventuali cittadini italiani imbarcati.
“L’attacco perpetrato dalle forze israeliane in acque internazionali contro la Global Sumud Flotilla, organizzata per consegnare aiuti umanitari a Gaza, costituisce un atto di Pirateria”. Lo ha affermato il ministero degli Esteri della Turchia in un comunicato, secondo cui “Israele ha violato anche i principi umanitari e il diritto internazionale” con il suo intervento. La Turchia ha chiesto alla comunità internazionale di “adottare una posizione unitaria contro questo atto illecito di Israele” e sta lavorando “per garantire il benessere dei nostri cittadini e degli altri passeggeri a bordo della Flotilla”, si legge nella nota.



