Le compagnie aeree europee iniziano a muoversi con cautela ma decisione davanti al rischio, sempre più concreto, di una carenza di cherosene negli aeroporti del continente. Non esistono ancora misure ufficiali, ma le prime bozze dei piani d’emergenza delineano uno scenario fatto di tagli selettivi, riduzione delle frequenze e cancellazioni mirate.
Il nodo principale resta quello delle forniture. La chiusura dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il trasporto di petrolio, sta progressivamente comprimendo la disponibilità di carburante per il settore aereo. «Al momento non c’è nulla di concreto, ma il problema diventa ogni settimana più serio», spiegano fonti del settore. Il timore è condiviso da tutte le principali compagnie, che però evitano annunci ufficiali per non generare allarmismo tra i passeggeri.
Tagli mirati: fasce orarie e giorni più colpiti
Tra le prime misure allo studio c’è l’eliminazione dei voli nelle ore centrali della giornata, considerati quelli con il minore impatto operativo e commerciale. L’obiettivo è preservare le partenze del mattino e quelle del tardo pomeriggio-sera, fondamentali soprattutto per la clientela business.
Parallelamente, si guarda ai giorni della settimana con minore domanda. Martedì, mercoledì e sabato risultano i più esposti ai tagli, mentre lunedì, venerdì e domenica resterebbero in gran parte protetti. Il giovedì rappresenta una via di mezzo e potrebbe essere coinvolto, anche alla luce dei cambiamenti nelle abitudini lavorative legati allo smart working.
Rotte sacrificate e pressione sui trasporti terrestri
Le compagnie hanno già identificato una lista preliminare di rotte sacrificabili, con particolare attenzione ai collegamenti meno redditizi. A rischio soprattutto le tratte stagionali con bassa occupazione, le destinazioni secondarie e le rotte caratterizzate da forte concorrenza.
Un capitolo rilevante riguarda i voli domestici. In presenza di alternative valide, come i treni ad alta velocità, molte tratte interne potrebbero essere ridotte o sospese. Una scelta che rischia però di avere effetti collaterali significativi, trasferendo improvvisamente grandi volumi di passeggeri sulle infrastrutture ferroviarie.
Isole e collegamenti strategici sotto osservazione
Particolare attenzione viene riservata ai collegamenti con le isole, dove la riduzione dei voli potrebbe avere un impatto più marcato sulla mobilità. Allo stesso tempo, le compagnie puntano a difendere gli hub principali, considerati essenziali per la sostenibilità del modello di business e per la tenuta complessiva del sistema.
Prezzi in aumento e scenari incerti
A rendere il quadro ancora più complesso è l’impennata dei prezzi del jet fuel, che ha superato i 1.500 dollari a tonnellata, quasi il doppio rispetto a pochi mesi fa. Con i flussi dal Golfo Persico drasticamente ridotti, il settore si prepara a scenari sempre più difficili.
Per ora si tratta solo di piani sulla carta, ma il calendario preoccupa: secondo alcune stime interne, un’eventuale emergenza potrebbe materializzarsi già nelle prime settimane di giugno. Le prossime settimane saranno decisive per capire se le misure resteranno preventive o diventeranno realtà operativa.



