Rubio da Papa Leone XIV: 3 ore “positive” in Vaticano | Video

giovedì, 7 Maggio 2026
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Il Segretario di Stato degli Stati Uniti Marco Rubio è arrivato in Vaticano poco dopo le 11 del mattino e ne è uscito quasi tre ore dopo. Un incontro che, al di là dei comunicati ufficiali, racconta molto sulla natura dei rapporti tra la superpotenza americana e la Santa Sede in un momento storico complesso.

L’udienza con Papa Leone XIV è durata circa 45 minuti. Secondo fonti del Dipartimento di Stato, il colloquio è stato “amichevole e costruttivo”, espressione diplomatica che in questo caso sembra corrispondere a una realtà sostanziale. Il comunicato ufficiale parla di “solidità delle relazioni” e di “impegno comune per la pace e la dignità umana”. Formule consuete, certo, ma che in questa fase geopolitica assumono un peso specifico maggiore.

Dopo l’incontro con il Pontefice, Rubio ha proseguito la visita incontrando il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano. Questo secondo appuntamento ha portato la permanenza complessiva di Rubio nella Santa Sede a oltre due ore e mezza. Il corteo è uscito dal Vaticano poco prima delle 14, chiudendo una mattinata che sul piano simbolico e diplomatico ha confermato quanto la Santa Sede resti un interlocutore privilegiato per Washington nonostante le frizioni provocate dagli attacchi di Donald Trump al pontefice.

Non si tratta di una novità. Il rapporto tra Stati Uniti e Vaticano ha radici storiche profonde, costruite su valori condivisi e su una lettura comune di molte questioni internazionali. Quello che cambia è il contesto: in un mondo attraversato da conflitti aperti, tensioni economiche e crisi umanitarie, il dialogo tra la prima potenza mondiale e il centro del cattolicesimo diventa un canale diplomatico di primo piano.

Il fatto che Rubio, figura di punta dell’amministrazione americana, abbia dedicato quasi tre ore a questa visita non è casuale. La Santa Sede rappresenta un punto di mediazione credibile, un attore con una rete diplomatica globale e una voce morale che viene ascoltata anche dove altre istituzioni occidentali faticano ad arrivare. Non possono essere delle uscite a vuoto a intaccare questa relazione.

Il dettaglio dei 45 minuti di colloquio diretto con il Papa sottolinea l’importanza del faccia a faccia. In diplomazia, il tempo è un segnale. E in questo caso il segnale è chiaro: gli Stati Uniti considerano il Vaticano un alleato strategico, non solo sul piano valoriale ma anche su quello operativo ed il pensiero è ancora reciproco.

L’incontro con Parolin, più lungo e tecnico, ha probabilmente affrontato questioni specifiche: crisi regionali, diritti umani.
Quello che emerge da questa visita è la conferma di un asse ancora pienamente attivo. Non privo di complessità, non sempre allineato su tutto, ma basato su una convergenza di fondo che resiste alle turbolenze della politica internazionale e anche alla dirompente loquacità del presidente Trump.

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