Marco Rubio è atterrato nella capitale con un’agenda costruita su incontri fondamentali dopo la duplice crisi sia con Meloni che con Papa Leone XIV . Prima l’udienza in Vaticano, un segnale per ricucire definito tiepidamente “positivo”. Poi il faccia a faccia con il ministro degli Esteri Antonio Tajani, suo omologo ed interlocutore naturale su NATO e Medio Oriente. Infine, a chiudere la missione, il colloquio con la premier Giorgia Meloni, con cui i rapporti personali e politici con l’amministrazione Trump si sono incrinati e non poco. Al termine di un’agenda fitta, il Segretario di Stato ha parlato senza filtri con la stampa americana: lealtà in cambio di protezione, pazienza limitata con gli alleati riluttanti, fermezza con gli avversari.
NATO: le basi non sono scontate
Rubio non ha dubbi sul valore dell’Alleanza: “Io sono sempre stato un grande sostenitore della NATO, che ci permette di mantenere le nostre forze e le nostre basi in Europa e di proiettare la nostra potenza in caso di emergenza”. Ma quella presenza, avverte, non può essere data per acquisita.
Nel mirino è finita la Spagna, che in passato ha negato l’uso delle proprie basi. Una scelta che “ha comportato costi e pericoli non necessari”. Il messaggio per il futuro è esplicito: “Uno dei principali motivi per cui gli Usa sono nella NATO è la possibilità di utilizzare quelle basi. Se questo non è più il caso, è un problema che va esaminato”. La decisione finale, ha precisato, “sta al presidente” — ma le opzioni sono già sul tavolo.
Libano: l’Italia può fare di più
Sul dossier mediorientale, Rubio ha riconosciuto a Roma un ruolo concreto: la lunga presenza militare italiana in Libano e le relazioni costruite sul campo sono qualcosa che l’Italia può offrire “in più” rispetto ad altri partner.
Il nodo resta Hezbollah. “È un agente iraniano al 100%, non esisterebbe senza il supporto dell’Iran”, ha detto Rubio, aggiungendo che il gruppo “mette a rischio tutto il Libano”. La posizione americana è netta: “C’è bisogno di un governo libanese forte che non ha bisogno di un Hezbollah armato che operi all’interno dei propri confini”.
Con Teheran non ci sarà alcuna trattativa sulla milizia: “Non negozieremo con l’Iran su Hezbollah, a meno che non siano disposti a smettere di finanziarlo e sostenerlo”. Un accordo di pace, però, Rubio lo ritiene comunque a portata: “Penso che sia possibile”, ha dichiarato a Fox News, puntando al dialogo diretto con le istituzioni libanesi.
Cuba, Ucraina, Iran
Nuove sanzioni contro Cuba, mirate a Gaesa, il conglomerato controllato dai militari. La denuncia di Rubio è diretta: “Nessuno dei soldi di quella società viene utilizzato per costruire una sola strada, un solo ponte, o per fornire un singolo chicco di riso a un solo cubano”.
Sull’Ucraina, Washington conferma la disponibilità a mediare, ma a una condizione: “Non vogliamo investire tempo ed energia in uno sforzo senza passi avanti”.
Sullo sfondo, l’attesa per la risposta di Teheran. “Ci aspettiamo di sapere qualcosa oggi”, ha detto Rubio a margine degli incontri romani — la variabile più imprevedibile di un quadro in rapido movimento.

