Garlasco: basta, fatela finita con questo noir interminabile (e morboso)

sabato, 9 Maggio 2026
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Desidero lanciare un sommesso appello ai direttori di testata, ai caporedattori, agli inviati speciali, alle penne brillanti della cronaca giudiziaria, ai responsabili dei palinsesti televisivi, ai conduttori dei talkshow nazionalpopolari, finanche ai blogger, agli influencer, a tutti coloro, insomma, che influenzano i gusti del pubblico nella panoplia mediatica che ci circonda: fatela finita con il caso Garlasco. Non ne possiamo più.

Non ne possiamo più di questo noir interminabile e malsano. Non ne possiamo più dei soliloqui di Andrea Sempio, del suo diario “intimo”, delle dichiarazioni degli avvocati, delle dispute sul materiale genetico che riemerge dopo anni,  dei pareri degli esperti che si contraddicono tra loro, dei criminologi che pontificano in tv, della stucchevole tenzone tra innocentisti e colpevolisti, anche perché, in questo caso, la diatriba tra garantisti e forcaioli si esaurisce nella contrapposizione tra il “partito” di Alberto Stasi e il “partito” di Sempio.

Non ne possiamo più di questo indugiare su particolari morbosi come i video intimi della povera Chiara che sarebbero stati furtivamente visionati da Sempio e che, secondo la Procura, avrebbero prodotto in lui una infatuazione malata e criminogena. Non ne possiamo più di questo scavare nei fondali limacciosi di una provincia italiana come ce ne sono tante e dove sarebbe spuntato anche (dettaglio che non  guasta mai in ogni noir) un pizzico di satanismo.

È da un anno e mezzo, da quando è stato riaperto il caso, che dura questa serie horror. Ad ogni nuovo particolare, anche il più insignificante, corrisponde un titolo d’apertura dei siti d’informazione. Per dirne una, l’altro giorno è stata rilanciata la dichiarazione di un investigatore sull’ “impronta 33” che all’epoca del delitto “faceva impressione”. Ecco, è bastato questo “fare impressione” per giustificare una nuova puntata della “fiction” (che purtroppo non è fantasia ma realtà), come a produrre un nuovo brivido in un pubblico sospeso tra Agatha Christie e Stephen King.

Reclamare un taglio al noir Garlasco non equivale certo ad auspicare uno stop della giustizia nella sua ricerca della verità. Nessuno nega che il caso sia complicato e che quindi ci voglia tempo per raccogliere tutte le tessere di questo orrifico puzzle. Ciò non toglie che sia legittimo aspettarsi la fine dell’enfasi mediatica. Si tratta in definitiva di un caso di cronaca nera, drammatico quanto volete, ma una vicenda come purtroppo se ne svolgono tante in Italia. E invece questa storia è stata trattata alla stregua di un caso mondiale tipo la guerra in Iran.

Insomma, è il momento di spegnere un po’ i riflettori. Di togliere questa vicenda dalla prima pagina e di riportarla nelle pagine interne, come dovrebbe ormai stare. È giusto farlo innanzi tutto per rispetto del dolore dei familiari della vittima. Poi anche per tutti noi, che non ne possiamo più di questo horror a puntate. E ultimo, ma non da ultimo, per gli abitanti di Garlasco, una comunità di poco meno di diecimila anime, che si sarà sicuramente stancata dell’andirivieni dei soliti curiosi e di vedere il proprio paese ridotto a set di una una serie televisiva morbosa e, ormai, stucchevole.

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