Colpo di scena nel processo per l’omicidio di Fabrizio Piscitelli, noto a tutti come “Diabolik”. La Corte d’Appello di Roma ha assolto Raul Esteban Calderon “per non avere commesso il fatto”, ribaltando così la condanna all’ergastolo inflitta in primo grado. Calderon era ritenuto dagli inquirenti l’esecutore materiale dell’agguato avvenuto il 7 agosto 2019 al Parco degli Acquedotti, nella zona est della Capitale, dove Piscitelli venne ucciso con un colpo di pistola alla testa.
La rabbia dei familiari
La decisione dei giudici di secondo grado ha provocato la dura reazione dei familiari della vittima, storico capo ultras della Lazio.
“Quello che è successo oggi è una vergogna”, ha dichiarato Tiziana Siano, avvocato di parte civile che assiste la madre e la sorella di Piscitelli. La legale ha spiegato di non conoscere ancora le motivazioni della sentenza, ma ha parlato di possibili errori investigativi. “Se oggi si arriva all’assoluzione di quello che noi riteniamo essere l’esecutore materiale, nonostante il video sembri abbastanza chiaro, significa che ci sono state attività investigative errate che in Appello sono emerse”, ha aggiunto.
Calderon ha seguito la lettura della sentenza in videocollegamento dal carcere di Cagliari, dove sta scontando una precedente condanna a 12 anni. La Procura generale aveva chiesto la conferma dell’ergastolo e il riconoscimento dell’aggravante del metodo mafioso. Fondamentale nell’inchiesta era stato anche un filmato di videosorveglianza che aveva ripreso le fasi dell’esecuzione compiuta in pieno giorno.
La soddisfazione della difesa
Di tutt’altro tono le parole dei difensori di Calderon, gli avvocati Gian Domenico Caiazza ed Eleonora Nicla Moiraghi, che hanno accolto con soddisfazione la sentenza.
“Ce lo aspettavamo, eravamo certi delle nostre ragioni. In questo processo non c’era alcuna prova che coinvolgesse Calderon. Questa assoluzione è l’unica conclusione possibile sulla base degli atti”, hanno commentato.
Il primo grado e il contesto criminale
L’assoluzione arriva poco più di un anno dopo la condanna all’ergastolo emessa in primo grado, nel marzo 2025. In quella sentenza i giudici avevano ritenuto attendibili le prove raccolte, ricostruendo il delitto all’interno di un contesto di criminalità organizzata.
Secondo i magistrati, erano stati accertati il movente, i presunti mandanti dell’omicidio e i rapporti tra Calderon, Leandro Bennato e Giuseppe Molisso. Per il tribunale di primo grado, l’imputato aveva agito come killer professionista al servizio dei mandanti, identificato come l’uomo che sparò a Piscitelli durante quel pomeriggio d’estate del 2019.
Il movente dell’omicidio
Per l’accusa, Diabolik sarebbe stato eliminato perché considerato ormai fuori controllo. La sua morte doveva rappresentare una sorta di “avvertimento” all’interno degli ambienti criminali.
Nelle motivazioni della condanna di primo grado si sottolineava come il comportamento di Piscitelli nella trattativa tra alcuni gruppi albanesi e Alessandro Capriotti, detto “il Fornaro”, fosse stata la causa immediata dell’omicidio. Ma, secondo i giudici, dietro l’agguato ci sarebbe stata anche la volontà di indebolire la fazione criminale di cui Piscitelli faceva parte.
Con l’assoluzione di Calderon, il delitto di Fabrizio Piscitelli resta al momento senza colpevoli.
