A distanza di diciotto anni dalle tensioni che portarono all’annullamento della visita di Benedetto XVI, un Papa torna alla Sapienza. Stavolta è Leone XIV a varcare i cancelli dell’università romana, accolto dall’entusiasmo di studenti e docenti, in un clima molto diverso rispetto a quello del 2008, quando le proteste di 67 scienziati dell’ateneo e di numerosi collettivi studenteschi spinsero Joseph Ratzinger a rinunciare all’evento.
Allora il Pontefice venne contestato perché ritenuto una figura “non accademica” e incompatibile con i valori della ricerca scientifica e della laicità universitaria. Una ferita simbolica nei rapporti tra Chiesa e mondo accademico che ancora oggi rappresenta uno degli episodi più discussi della storia recente della Sapienza.
La visita pastorale di Leone XIV sembra invece aver segnato un cambio di tono. Il Papa è stato accolto davanti alla Cappella universitaria “Divina Sapienza” dalla rettrice Antonella Polimeni e dal cappellano don Gabriele Vecchione, mentre all’ingresso della chiesa un lungo applauso e il coro “Viva il Papa!” hanno accompagnato il suo arrivo insieme al cardinale vicario Baldo Reina.
Dopo un momento di preghiera silenziosa e l’incontro con alcuni studenti, il Pontefice si è trasferito nel piazzale centrale dell’ateneo, salutando centinaia di giovani dalla scalinata monumentale. Nel suo intervento ha insistito sul rapporto tra ricerca della verità e fede: “Chi ricerca, chi studia, chi cerca la verità, alla fine cerca Dio”, ha affermato parlando a braccio. Leone XIV ha definito la Sapienza “uno dei più grandi centri di studio d’Europa” e ha auspicato che la giornata potesse essere “un incontro con Dio e con la bellezza della vita”.
Nel discorso rivolto agli studenti, il Papa ha affrontato temi centrali per le nuove generazioni: il disagio giovanile, la pressione della competizione, le guerre e il rischio di un uso incontrollato dell’intelligenza artificiale. “Non siamo un algoritmo”, ha detto, denunciando “un sistema distorto che riduce le persone a numeri”. Poi il richiamo ai conflitti internazionali: “Non si chiami difesa un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza”.
Ampio anche il passaggio dedicato all’ambiente e alla responsabilità delle università nel costruire un futuro diverso. Citando la Laudato si’, Leone XIV ha invitato i giovani “a trasformare l’inquietudine in profezia” e a diventare “artigiani della pace”.
La visita si è conclusa dopo circa due ore con un ultimo appello agli studenti: “Collaboriamo insieme, siamo tutti costruttori di pace nel mondo”. Un’immagine lontana dalle contestazioni del 2008 e che sembra restituire alla Sapienza una capacità di dialogare distante dal labirinto ideologico in cui si era autoimprigionata diciotto anni fa.

