La nuova battuta d’arresto incassata da Pedro Sanchez in Andalusia rischia di trasformarsi in qualcosa di più di una semplice sconfitta locale. Il voto nella regione più popolosa della Spagna conferma infatti una tendenza ormai consolidata: il progressivo arretramento del Psoe e la contemporanea avanzata del centrodestra guidato dal Partito Popolare, con i sovranisti di Vox sempre più decisivi negli equilibri politici nazionali. Un segnale che viene osservato con attenzione anche in Italia, dove il leader socialista spagnolo continua a essere indicato da una parte del centrosinistra e dal Pd di Elly Schlein come un modello politico da seguire.
Le elezioni regionali andaluse certificano un risultato storico in negativo per i socialisti. La candidata del Psoe, Maria Jesus Montero, già vicepremier e ministra delle Finanze fino a pochi mesi fa, ha ottenuto il peggior risultato mai raggiunto dal partito in quella che per quasi quarant’anni è stata considerata una roccaforte rossa. A vincere è stato il governatore uscente del Partito Popolare, Juanma Moreno, che ha conquistato 53 seggi sui 109 del Parlamento regionale, sfiorando la maggioranza assoluta fissata a 55.
Anche senza i numeri per governare da solo, il successo di Moreno assume un valore politico nazionale. L’Andalusia rappresenta circa il 18% della popolazione spagnola e viene tradizionalmente considerata un laboratorio elettorale decisivo. Non a caso il leader popolare ha sottolineato che “quello che accade in Andalusia determina anche altre cose”, lasciando intendere che il risultato potrebbe anticipare il futuro scenario delle elezioni politiche del 2027.
Determinante torna così a essere Vox. Il partito guidato da Santiago Abascal ha ottenuto quasi il 14% dei voti e 15 seggi, confermandosi ago della bilancia per la quarta elezione regionale consecutiva dopo Estremadura, Aragona e Castiglia e Leon. Abascal ha parlato di “successo senza precedenti”, rivendicando la crescita costante della destra radicale e invitando il Partito Popolare ad ascoltare “gli oltre mezzo milione di andalusi che hanno votato Vox”.
Per Sanchez la sconfitta è particolarmente pesante perché arriva dopo altre tre debacle regionali consecutive e in un momento già complicato sul piano nazionale. Il premier socialista è alle prese con scandali e inchieste che hanno coinvolto familiari e figure vicine al governo, oltre a una crescente difficoltà nel tenere insieme la fragile maggioranza costruita dopo le elezioni del 2023 grazie all’appoggio dei partiti autonomisti baschi e catalani.
I sondaggi nazionali confermano infatti il momento difficile del Psoe. L’ultima rilevazione dell’istituto 40Db per El Pais accredita il Partito Popolare al 31,3%, davanti ai socialisti fermi al 28,4%. Ma il dato politicamente più rilevante riguarda Vox, stimato al 17,9%, in crescita di oltre cinque punti rispetto alle ultime politiche. Sommando i consensi di Pp e Vox, il centrodestra arriverebbe oggi vicino al 50%, una soglia che potrebbe garantire la maggioranza parlamentare senza particolari difficoltà.
Al contrario, la coalizione progressista appare sempre più indebolita. Sumar crolla al 5,7%, mentre Podemos, tornato a correre da solo, viene stimato al 2,5%. Numeri che certificano la frammentazione della sinistra spagnola e rendono molto più complicata una riconferma di Sanchez alla guida del governo.
Anche su temi tradizionalmente favorevoli alla sinistra, come l’immigrazione, emergono segnali di malcontento. La maxi sanatoria voluta dal governo per regolarizzare circa 500mila migranti divide profondamente l’opinione pubblica: oltre la metà degli spagnoli ritiene eccessivo il numero dei beneficiari e teme conseguenze negative su casa, servizi pubblici e occupazione.
A poco più di un anno dall’avvio della campagna per le politiche del 2027, la Spagna sembra dunque avviarsi verso un cambio di ciclo politico. E mentre una parte del centrosinistra europeo continua a guardare a Sanchez come a un punto di riferimento, i numeri raccontano una realtà molto diversa: quella di un leader in crescente difficoltà, inseguito da una destra sempre più forte.



