Botta e risposta sull’asse Usa – Iran. Donald Trump sulla spinta dei Paesi del Golfo, sospende la ripresa delle ostilità e dà un nuovo ultimatum a Teheran. Stavolta da quello che si apprende da ambienti diplomatici statunitensi e agenzie internazionali sarà di due o tre giorni al massimo. E intanto dall’altro lato Teheran minaccia: “Abbiamo il dito sul grilletto”. Il Pentagono inoltre ha annunciato il taglio delle brigate di truppe americane in Europa da 4 a 3, che comporterà complessivamente un ritardo temporaneo nello schieramento delle forze Usa in Polonia e stabilisce la collocazione definitiva delle tre brigate e di altre forze sulla base di ulteriori analisi relative ai requisiti strategici e operativi degli Usa, nonché in funzione della capacità degli alleati stessi di contribuire con le proprie forze alla difesa dell’Europa. Un atteggiamento di distacco netto dal Vecchio Continente, dagli Alleati e da tutto quello che è fuori degli Stati Uniti d’America. Intanto i deputati e gli Stati Ue hanno raggiunto un accordo provvisorio per l’attuazione dell’accordo commerciale concluso la scorsa estate con gli Stati Uniti. Sul fronte del G7 a Parigi, l’imperativo è un rapido ritorno alla libera e sicura circolazione attraverso Hormuz e una soluzione duratura del conflitto. Sul fronte invece economico lo scenario è devastante e in deterioramento: balza l’inflazione, cala la fiducia, gli investimenti sono in frenata. E’ il quadro che emerge dalla Congiuntura flash di Confindustria. Il petrolio, secondo il Centro studi dell’associazione, resta troppo caro, perché la tregua in Medio Oriente non ha riaperto Hormuz. Con il prolungarsi di tale shock, si va ampliando il suo impatto sulle economie: cresce l’inflazione anche in Italia, scende ancor più la fiducia delle famiglie e il calo si estende a quella delle imprese, rischia di bloccarsi il canale del credito. Perciò, sono a rischio frenata i consumi e i servizi, mentre l’unico driver per la produzione dell’industria restano, per ora, gli investimenti del Pnnr.


