Paolo Sorrentino realizzerà un documentario dedicato a Carlo Ancelotti. Il film, ancora privo di un titolo ufficiale, racconterà la vita e la carriera dell’allenatore italiano attraverso un ritratto personale e intimo che attraverserà decenni di calcio, successi internazionali ed esperienze umane. Per il regista premio Oscar sarà la prima volta alla guida di un documentario dopo una carriera costruita quasi esclusivamente nel cinema di finzione.
Secondo quanto riportato da ScreenDaily, il progetto seguirà Ancelotti tra passato e presente, alternando immagini d’archivio a nuove riprese girate in diversi Paesi. Il documentario sarà infatti ambientato tra Italia, Spagna, Brasile, Stati Uniti, Canada e Messico, luoghi che hanno segnato la carriera dell’allenatore o che avranno un ruolo centrale nei prossimi anni del calcio internazionale, soprattutto in vista dei Mondiali del 2026 che si svolgeranno proprio tra Stati Uniti, Canada e Messico.
Le riprese sono già iniziate e continueranno nei prossimi mesi in Brasile, dove Ancelotti sta lavorando come commissario tecnico della nazionale brasiliana. La troupe seguirà da vicino il lavoro quotidiano dell’allenatore con la Seleção, documentando sia gli aspetti sportivi sia quelli più personali della sua esperienza in Sudamerica. In autunno la produzione si sposterà poi in Italia per completare il racconto con nuove sequenze legate alle origini e alla lunga carriera dell’ex allenatore di Milan, Chelsea, Paris Saint-Germain, Real Madrid, Bayern Monaco e Napoli.
Il documentario nasce come una produzione internazionale molto articolata. A produrre il film sarà Francesco Melzi d’Eril attraverso MDE Films. Melzi d’Eril ha già lavorato a produzioni importanti del cinema contemporaneo come Suspiria, Bones and All e Call Me by Your Name di Luca Guadagnino. Con lui partecipano alla produzione Chloe McClay, Celia Babini e Buck Andrews per Tart Productions, oltre a Gabriele Moratti per MeMo Films. Eric Beard sarà invece produttore esecutivo.
Nel progetto sono coinvolte anche Fremantle e The Apartment, due società che collaborano stabilmente con Sorrentino da diversi anni. Insieme hanno prodotto gli ultimi lavori del regista, tra cui È stata la mano di Dio, Parthenope e La grazia, consolidando un rapporto creativo ormai centrale nella carriera recente del cineasta napoletano.
Il nuovo film segnerà anche un ulteriore cambiamento importante nella squadra tecnica di Sorrentino. Dopo aver lavorato negli anni con direttori della fotografia come Pasquale Mari (L’uomo in più), Luca Bigazzi (Le conseguenze dell’amore, L’amico di famiglia, Il divo, This Must Be the Place, La grande bellezza, Youth – La giovinezza e Loro) e più recentemente Daria D’Antonio (È stata la mano di Dio, Parthenope e La grazia), il regista collaborerà per la prima volta con Andrea Gavazzi, che curerà la fotografia del documentario su Ancelotti.
L’idea del documentario sembra puntare meno sull’aspetto puramente sportivo e più sulla figura umana di Ancelotti, uno degli allenatori più vincenti e rispettati della storia del calcio. Sorrentino ha infatti descritto il progetto come un viaggio “sentimentale, emotivo e sportivo” dentro la vita di un personaggio capace di attraversare mondi molto diversi tra loro.
«In uno stile completamente libero, Carlo è la storia sentimentale, emotiva e sportiva di una delle figure più importanti del calcio moderno. Dalla nebbia della Pianura Padana al sole del Brasile, questo uomo carismatico e spiritoso ha vissuto qualunque tipo di esperienza», ha dichiarato il regista.
Anche Ancelotti ha commentato l’annuncio del film, parlando della sua ammirazione per il cinema di Sorrentino: «È un onore raccontare la mia storia con il grande Paolo Sorrentino. Ho sempre ammirato i suoi capolavori e il suo impegno artistico».
Per ora non sono stati annunciati né una data di uscita né dettagli sulla distribuzione italiana. La vendita dei diritti internazionali, esclusa l’Italia, è affidata a FilmNation, società già coinvolta in numerose produzioni di prestigio a livello globale.
Con questo progetto Sorrentino affronta per la prima volta il linguaggio del documentario, scegliendo però una figura che sembra perfettamente in linea con il suo cinema: un personaggio popolare e insieme enigmatico, capace di attraversare epoche, culture e ambienti diversi mantenendo uno stile personale immediatamente riconoscibile.
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