Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme, interviene sulla situazione in Terra Santa dopo le immagini che hanno mostrato il ministro israeliano Ben-Gvir tra gli attivisti della Flotilla. In un’intervista al Corriere della Sera, il porporato parla di “cultura del disprezzo” e di un progressivo deterioramento del modo di guardare l’altro. Pizzaballa guiderà domani pomeriggio la Veglia di Pentecoste nella chiesa del convento salesiano di Ratisbonne.
Pizzaballa sulle immagini della Flotilla e il clima in Israele
“Le immagini della Flotilla non sorprendono del tutto chi conosce da vicino questa terra, ma ogni volta feriscono, perché mostrano qualcosa che va oltre il singolo episodio”, ha dichiarato Pizzaballa. “Non sono semplicemente scene di tensione: rivelano un clima, un modo di guardare l’altro che si è progressivamente deteriorato. È questo, forse, l’aspetto più preoccupante: non tanto il fatto in sé, quanto ciò che lo rende possibile”.
Il patriarca ha spiegato che “con il cessate il fuoco il Santo Sepolcro è aperto e non ci sono restrizioni, anche se il clima in generale resta teso in certe parti della città”.
“Quando parliamo di cultura del disprezzo non ci riferiamo solo a espressioni estreme o a gesti clamorosi”, ha precisato il cardinale. “Il disprezzo è un atteggiamento diffuso, spesso silenzioso, che si insinua nel linguaggio quotidiano, nelle semplificazioni, nella riduzione dell’altro a caricatura o secondo stereotipi”.
Gli estremisti, ha aggiunto Pizzaballa, “trovano terreno fertile proprio in questo contesto perché intercettano paure reali, profonde, spesso giustificate da esperienze di violenza, di insicurezza, di perdita. L’estremismo offre proprio questo: chiarezze apparenti, identità forti, nemici ben definiti”. Ma c’è “anche un altro elemento, meno evidente e forse più radicale: la stanchezza. Dopo anni di conflitto, di tensioni non risolte, di attese frustrate, le società rischiano di smarrire la capacità di immaginare un futuro diverso”.
Il patriarca ha sottolineato che “non è solo la convivenza a essere minacciata, ma l’identità stessa della comunità”. Tuttavia “esistono, anche se spesso non fanno notizia, energie diverse. Ci sono persone, gruppi, realtà educative, religiose e civili che continuano a credere nella possibilità dell’incontro, che lavorano quotidianamente per mantenere aperti spazi di dialogo. Sono presenze discrete, talvolta fragili, ma reali”.
Le possibili soluzioni: uno sguardo più umano
“Non esistono soluzioni immediate”, ha affermato Pizzaballa. “Ma una strada possibile consiste nel tornare a uno sguardo più realistico e più umano sulla realtà, senza negarne la complessità e le ferite, ma senza nemmeno cedere alla logica della contrapposizione permanente. Significa, in concreto, ricostruire lentamente relazioni, custodire il valore della parola, educarsi a riconoscere nell’altro non solo una minaccia ma una presenza con cui fare i conti”.
“La cultura del disprezzo non si combatte solo con decisioni politiche o misure di sicurezza, ma con una trasformazione più profonda dello sguardo e del modo di abitare la realtà”, ha concluso il cardinale. “Non si tratta di ingenuità, ma di responsabilità: scegliere, ogni giorno, di non lasciare che il disprezzo abbia l’ultima parola”.



