Il sipario sulla 79ª edizione del Festival di Cannes si chiude lasciando dietro di sé un’eco potente di messaggi politici, geopolitici e sociali, ma anche una scia inevitabile di polemiche per i verdetti emessi dalla giuria presieduta da Park Chan-wook. Se da un lato lo schermo ha riflesso le fratture del mondo contemporaneo – dalle guerre ai diritti civili –, dall’altro le decisioni sui premi hanno scatenato le critiche dei puristi che hanno parlato di verdetti strampalati.
Tra grande cinema e “pasticci” della giuria
Un edizione definita “buona” dal punto di vista della selezione dei film, ma “rovinata” da motivazioni e assegnazioni discutibili. A far storcere il naso è stata l’inedita e massiccia pioggia di premi ex aequo: ben tre su sette riconoscimenti principali sono stati sdoppiati.
I registi spagnoli Javier Ambrossi e Javier Calvo (La bola negra) e il polacco Paweł Pawlikowski (Fatherland) si sono trovati a dover condividere la Palma per la miglior regia, lasciando quest’ultimo visibilmente a disagio nel ritirare un unico trofeo per tre persone.
Ancor più contestati i premi agli attori: il riconoscimento maschile è andato alla giovanissima coppia di Coward (di Lukas Dhont), Emmanuel Macchia e Valentin Campagne. Una decisione che impallidisce di fronte alla mancata celebrazione di Swann Arnaud (Notre salut) e, soprattutto, davanti al «vergognoso» oblio in cui è stato lasciato Javier Bardem, autore di una prova straordinaria nel film El ser querido di Rodrigo Sorogoyen. Stesso destino per il premio alla miglior interpretazione femminile, andato ex aequo a Virginie Efira e Tao Okamoto, ottime interpreti che però, secondo la critica, beneficiano soprattutto della complessità strutturale del film di Hamaguchi, All of a Sudden.
Cortocircuiti che hanno toccato persino la miglior sceneggiatura, andata a Emmanuel Marre per Notre salut: il regista francese, salito sul palco, ha quasi “smontato” il premio confessando che ogni giorno, prima delle riprese, ripeteva ai suoi attori di non seguire il copione.
Il trionfo del cinema civile: la seconda Palma di Mungiu e l’appello anti-Putin
Laddove la giuria ha mostrato il fianco alle critiche estetiche, ha invece blindato le scelte politiche. Il festival ha incoronato con la Palma d’oro Fjord di Cristian Mungiu. Il regista romeno entra così nell’olimpo dei cineasti con due Palme massime (la prima nel 2007 per 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni), firmando un dramma potente sull’immigrazione e sulle derive radicali delle società odierne.
Ancor più d’impatto il momento del Grand Prix (il secondo premio più importante), assegnato al thriller politico Minotaur del regista dissidente russo Andrey Zvyagintsev. Impossibilitato a rientrare in patria, il cineasta ha usato il palco di Cannes per lanciare un appello durissimo e diretto a Vladimir Putin: «L’unica persona che può porre fine a questa carneficina è il Presidente della Federazione Russa. Ponete fine a questo massacro!».
Dalla difesa dei diritti LGBTQ+ sul palco dei “Javis” (Ambrossi e Calvo) alle citazioni del poeta palestinese Mahmoud Darwish fatte da Xavier Dolan, fino al videomessaggio di Barbra Streisand (Palma d’onore insieme a Peter Jackson e John Travolta) che ha celebrato la “magia del cinema che unisce le menti in un mondo folle”, Cannes 2026 ha dimostrato di essere una formidabile cassa di risonanza per la realtà. Peccato solo che la giuria, nel tentativo di accontentare tutti, abbia finito per scontentare il cinema più puro.
Tutti i vincitori della 79ª edizione
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Palma d’oro: Fjord di Cristian Mungiu
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Grand Prix Speciale della Giuria: Minotaur di Andreï Zvyagintsev
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Prix de la mise en scène (Miglior regia) – EX AEQUO: * Javier Calvo e Javier Ambrossi per La Bola Negra
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Paweł Pawlikowski per Fatherland
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Prix du scénario (Miglior sceneggiatura): Notre salut di Emmanuel Marre
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Prix d’interprétation féminine (Miglior attrice) – EX AEQUO: Virginie Efira e Tao Okamoto in All of a Sudden
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Prix d’interprétation masculine (Miglior attore) – EX AEQUO: Emmanuel Macchia e Valentin Campagne in Coward (di Lukas Dhont)
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Premio della Giuria: The Dreamed Adventure (Das geträumte Abenteuer) di Valeska Grisebach
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Camera d’Or (Miglior opera prima): Ben’Imana di Marie-Clémentine Dusabejambo
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Palma d’oro al Miglior cortometraggio: Para los contrincantes di Federico Luis
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Palma d’oro onoraria: Barbra Streisand, Peter Jackson e John Travolta
