Milano, aggredito e morto sui binari: “Era un pezzo di pane…”

giovedì, 28 Maggio 2026
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Una lite degenerata in tragedia alla stazione di Milano Certosa. E’ accaduto la scorsa notte, la vittima è Gianluca Ibarra, di 22 anni, colpito a morte dopo essere caduto sui binari mentre cercava di sfuggire a un gruppo di aggressori. A raccontare l’ultima sera del figlio è il padre, Wilmer Ibarra, ancora sconvolto all’incrocio davanti casa, a meno di cento metri dal binario 6 dove è avvenuto l’omicidio. «Ho sentito un urlo. Sono corso là, ma sono arrivato troppo tardi», ripete il padre mostrando il palmo della mano macchiato di sangue. «È il sangue di mio figlio». Racconta sconvolto l’uomo. L’aggressione secondo il racconto del fratello di Gianluca ha seguito una dinamica ben precisa: il gruppo di aggressori avrebbe prima avuto un breve incontro con i due ragazzi fuori da un minimarket, dove avrebbero fatto “simboli di gang” con le mani. Poco dopo, alla stazione, l’incontro è degenerato. Il fratello maggiore, sotto choc, avrebbe sentito Gianluca urlare: «Aiuto, aiuto. Non ammazzatemi». Quando gli aggressori si sono allontanati, il ragazzo ha soccorso il fratello e chiamato l’ambulanza, restando con lui fino alla fine. «Gianluca ripeteva: “Non voglio morire”», dice il padre. Gli aggressori, secondo le testimonianze, erano inizialmente in sei, poi diventati di più. Avevano coltelli, forbici e bottiglie. Wilmer Ibarra difende il figlio dalle ipotesi di uno screzio precedente: «Era un pezzo di pane. Non ha mai fatto male a nessuno. Era un gran lavoratore. Eravamo appena tornati da Como, dal lavoro. Eravamo stanchi. Volevamo solo stare tranquilli». La famiglia era diretta a casa, dalla madre dei ragazzi. Il movente dell’aggressione resta al centro delle indagini. La morte del ventiduenne si inserisce in un fenomeno di violenza urbana che negli ultimi anni ha visto l’escalation di aggressioni legate a dinamiche di gruppo e di ostentazione di appartenenza a gang. Due elementi emergono con forza dal racconto del padre. La casualità della vittima che non sembra essere stata scelto per un motivo specifico. Questo rafforza l’ipotesi di un’aggressione di gruppo a sfondo intimidatorio, dove la vittima diventa bersaglio per dimostrare forza e controllo del territorio, soprattutto in aree di transito come le stazioni ferroviarie periferiche. Seconda motivazione il ruolo del contesto: L’episodio si consuma in un’area di confine tra spazio pubblico e ferroviario, una zona spesso poco presidiata e percepita come “di nessuno”. Dal punto di vista giudiziario, la testimonianza del fratello sarà centrale per ricostruire la dinamica e identificare i responsabili. Dal punto di vista sociale, il caso riapre il dibattito sulla sicurezza nelle stazioni periferiche e sulla necessità di interventi che uniscano controllo, prevenzione e lavoro sulle nuove forme di aggregazione giovanile violenta.

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