Pedro Sánchez era arrivato alla Moncloa nel 2018 come il cavaliere bianco della nuova Europa progressista. Doveva “rigenerare” la politica spagnola dopo il terremoto Gürtel che aveva demolito il Partido Popular di Mariano Rajoy. Etica pubblica, trasparenza, nuova politica, superiorità morale progressista: il kit completo del perfetto leader europeo da festival internazionale e copertina patinata.
Oggi però il copione sembra scritto da un autore con humor nero.
Perché mentre Sánchez continua a presentarsi come baluardo democratico contro populismi, destra, fake news, clima, patriarcato, capitalismo e probabilmente pure contro l’umidità di Madrid, il suo governo è circondato da quello che ormai molti iniziano a chiamare “Sanchentopoli”: una Tangentopoli al sapore di sangria, tapas e appalti pubblici.
Il “Caso Koldo” sta diventando un problema enorme per il PSOE. Le indagini sugli appalti Covid hanno già travolto figure centrali del sistema socialista: l’ex ministro José Luis Ábalos, il fedelissimo Koldo García e Santos Cerdán, fino a poche settimane fa numero tre del partito. Gli investigatori parlano di presunte tangenti, intermediazioni opache e favori milionari legati agli appalti pubblici.
La vecchia politica che doveva essere spazzata via si sarebbe semplicemente cambiata giacca.
La faccenda a questo punto diventa quasi poetica. Sánchez aveva costruito il proprio potere accusando gli avversari di corruzione sistemica. Ora il meccanismo sembra essersi riprodotto dentro il suo stesso blocco politico come un franchise europeo della decadenza istituzionale.
La Spagna però continua a essere raccontata come il paradiso progressista d’Europa. E in effetti Madrid comunica benissimo. Molto meglio dell’Italia. Ha giornali amici, think tank allineati, reti mediatiche internazionali e una straordinaria capacità di vendere storytelling politico come fosse alta cucina catalana.
Poi però arrivano i numeri. E i numeri hanno il brutto vizio di non votare PSOE.
Il debito pubblico spagnolo ha superato 1,62 trilioni di euro, pari a circa il 102% del PIL. La disoccupazione giovanile resta sopra il 26%, tra le peggiori dell’UE. La crescita economica è trainata soprattutto da turismo, servizi e spesa pubblica, mentre l’industria continua a perdere peso strategico.
Quindi se togli spiagge, bar, Airbnb e deficit pubblico, la “locomotiva progressista” europea tossisce parecchio.
Madrid inoltre continua a vivere di spesa pubblica elevata: nel 2025 il deficit è rimasto oltre il 3% del PIL nonostante inflazione e pressione fiscale elevate. Lo Stato spende per mantenere consenso, stabilità sociale e narrazione politica. Ricordiamo che la manovra è datata 2023 e che i fondi Pnrr sono finiti per pagar altro…Una specie di keynesismo da ufficio stampa.
Nel frattempo ogni crisi viene spiegata come colpa della destra, dei giudici, dei media ostili, della disinformazione o dell’algoritmo cattivo. Però quando iniziano perquisizioni, intercettazioni e arresti, anche la miglior strategia social della Moncloa inizia a sembrare un ombrellino di carta dentro una tempesta.
Sánchez voleva essere il volto morale della nuova Europa. Oggi rischia di diventare il simbolo perfetto delle sue contraddizioni: moltissima estetica etica, moltissimo marketing politico e un sistema di potere che assomiglia sempre più a ciò che prometteva di combattere.
Sarà stata vera gloria?
Per ora sembra più una sangria servita dentro un bicchiere incrinato.



