La premier riduce il ricorso ai prestiti europei
Si apre un nuovo fronte all’interno della maggioranza sul tema della difesa. Alla vigilia della scadenza fissata dall’Unione Europea per la presentazione dei progetti finanziabili attraverso il programma Safe (Security Action for Europe), la presidente del Consiglio Giorgia Meloni avrebbe deciso di ridimensionare drasticamente il ricorso ai prestiti messi a disposizione da Bruxelles.
L’Italia aveva inizialmente prenotato quasi 15 miliardi di euro dei 150 complessivamente stanziati dalla Commissione europea per investimenti in armamenti e sicurezza. Ora, però, il governo sarebbe orientato a utilizzare soltanto una parte di quelle risorse, limitandosi ai progetti già collegati a contratti esistenti.
Dieci miliardi in meno per la difesa
Secondo indiscrezioni provenienti da ambienti governativi, l’importo finale potrebbe scendere a circa 4-5 miliardi di euro. Una riduzione significativa rispetto alle previsioni iniziali, con circa 10 miliardi di investimenti che verrebbero momentaneamente accantonati.
La scelta sarebbe legata anche alla volontà di inviare un segnale politico a Bruxelles. Meloni, intervenendo a Mattino 5, ha sottolineato che non si può chiedere sacrifici ai cittadini destinando risorse esclusivamente alla difesa, mentre restano aperte questioni cruciali come il costo dell’energia.
Il confronto con Crosetto
La decisione avrebbe alimentato un confronto interno con il ministro della Difesa Guido Crosetto, da sempre sostenitore del programma Safe e del rafforzamento degli investimenti nel settore militare. Secondo diverse ricostruzioni, tra i due sarebbero in corso discussioni definite “franche”, segno di una differenza di vedute ormai evidente.
L’attesa per la risposta di Bruxelles
Palazzo Chigi avrebbe deciso di attendere la risposta della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen alla lettera inviata da Meloni il 18 maggio, nella quale venivano richieste maggiori attenzioni e risorse per il tema energetico. La replica è attesa nei prossimi giorni e fino ad allora il governo potrebbe rinviare qualsiasi decisione definitiva sui fondi europei destinati alla difesa.
