Nordio su caso Minetti: “Mio legale valuta azioni legali contro il Fatto” | Video

martedì, 9 Giugno 2026
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Il ministro della Giustizia Carlo Nordio torna sul caso della grazia a Nicole Minetti e annuncia di valutare un’azione civile contro il Fatto Quotidiano. Il Guardasigilli ha parlato in occasione del Forum PA ai microfoni de Lo Speciale.

Nordio torna sul caso Minetti e valuta azioni contro il Fatto

“L’attacco che mi è arrivato in Parlamento dall’opposizione li ha fatti cadere in un tranello: un bambino avrebbe capito che il bersaglio non ero io, ma il Capo dello Stato Mattarella”, ha dichiarato il Guardasigilli a margine del Forum PA.

Nordio ha ridimensionato gli attacchi personali distinguendo tra critica politica e falsità. “Quelle che sono le critiche anche ferocissime nei confronti del ministro, sia politiche sia anche personali, fanno parte della critica accettabile. Quel giornale lì da 4 anni dice che sono un ubriacone: non ho mai risposto perché sono affermazioni che si commentano da sole”, ha precisato il ministro. “Altra cosa è quando invece ti attribuiscono un fatto che non è avvenuto, cioè una falsità, e allora lì bisogna reagire”, ha aggiunto.

Il Guardasigilli ha ripercorso i contenziosi già avviati: “L’ho già fatto una volta contro questo giornale che ha detto che avrei addirittura favorito un mio dentista su una cosa che non era affatto il mio dentista e quella cosa non c’era, per cui sono dovuto intervenire in sede civile”. Nordio ha ricordato che “Ranucci ha chiesto scusa e non ho agito legalmente”, mentre per la trasmissione della Berlinguer su Mediaset “che ha narrato fatti falsi e non ha nemmeno chiesto scusa, lì sono dovuto intervenire, ma non con una querela, ma con un’azione civile di risarcimento, il cui ricavato andrà in beneficenza alla protezione animali”. Sull’ipotesi di procedere anche contro il Fatto, il ministro ha concluso: “Valuterà il mio legale”.

Carceri, detenzione differenziata per tossicodipendenti

Sul fronte carcerario, Nordio ha annunciato progressi sulla detenzione differenziata. “Una buona metà di detenuti tossicodipendenti sono più ammalati da curare che non delinquenti da punire. Siamo già a buon punto in Parlamento per una detenzione differenziata, cioè non più la detenzione in carcere, ma la detenzione presso comunità certificate che diano anche una garanzia di controllo, di protezione, di recupero e anche di lavoro”, ha spiegato.

Il ministro ha evidenziato un’altra misura per ridurre il sovraffollamento: “Ci sono persone che avrebbero diritto agli arresti domiciliari, sono alcune migliaia, ma fino ad ora non è stato possibile perché non hanno un domicilio, sono essenzialmente stranieri. Abbiamo individuato organismi laici, religiosi e altro che potranno usufruire di questo e quindi dal carcere passare direttamente a una detenzione domiciliare protetta”, ha dichiarato Nordio.

Sulla custodia cautelare, il Guardasigilli ha confermato l’entrata in vigore della riforma sulla collegialità. “È già legge quella che per l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare è necessaria la collegialità, cioè non più un Gip unico, ma un organo collegiale di tre persone”, ha detto. L’attuazione è stata rinviata “in attesa di colmare l’organico dei magistrati, ma a febbraio sarà a pieno regime”.

“Oggi una persona spesso entra in prigione perché c’è un’ordinanza del Gip monocratico e dopo 10 giorni viene liberata dal Tribunale del Riesame, e il danno è già stato fatto. Sin dal primo momento si entrerà in carcere già con l’ordinanza firmata da tre giudici. Questo ridurrà molto la carcerazione preventiva”, ha spiegato il ministro, ricordando che “oggi in carcere un 20% dei detenuti, circa 20.000 persone, è in attesa di giudizio definitivo”.

Magistrati, no a responsabilità civile ma sanzioni sulla carriera

Nordio ha ribadito la contrarietà alla responsabilità civile diretta dei magistrati. “È assolutamente inutile, non ha nessuna deterrenza perché ogni magistrato è ultra assicurato, quindi non ha nessuna sanzione”, ha dichiarato. Il ministro ha sottolineato l’impossibilità di applicare il principio ai processi con giudici popolari: “Nelle cause più importanti davanti alla Corte d’Assise la maggioranza dei giudici sono giudici popolari. Cosa fai, fai causa ai giudici popolari che non sono assicurati? Non troveremmo più giudici popolari disposti a questa carica”.

La soluzione indicata è “intervenire sulla carriera: il magistrato inetto, impreparato, indegno, inadeguato non va colpito nel portafoglio, ma va colpito nella carriera”, ha affermato Nordio. Il ministro ha confermato l’avvio del dialogo con il CSM “per rendere tipiche le ipotesi in cui il magistrato risponda con la carriera e al limite con la destituzione”, citando come casi emblematici “quando si dimostra che il magistrato non conosce le carte del processo per negligenza e quando dimostra di non conoscere le leggi”.

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