Fino al 5 ottobre 2026, il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino ospita “In Gioco. Arte e gioco dal Risorgimento a oggi”, un progetto espositivo curato da Ermanno Tedeschi che invita a guardare il gioco con occhi nuovi. Lontano dall’essere un semplice passatempo, il gioco emerge come uno strumento capace di formare identità, trasmettere valori, custodire la memoria e diventare linguaggio artistico.
La mostra nasce nell’ambito del progetto itinerante “Giocare a Regola d’Arte”, già presentato in importanti sedi italiane e internazionali come Palermo, il MANN di Napoli, il MOMUC di Mondovì, Tokyo e Be’er Sheva. A Torino assume una dimensione ancora più significativa grazie al dialogo con gli spazi del Museo del Risorgimento, mettendo in luce il ruolo che giochi e giocattoli hanno avuto nella costruzione dell’identità nazionale italiana.
Un viaggio tra storia, arte e società
Il percorso espositivo intreccia oggetti storici e opere contemporanee, proponendo un racconto ricco di suggestioni attraverso bambole ottocentesche, puzzle geografici, tombole didattiche, libri animati, marionette, fotografie, reperti provenienti dal Museo Lombroso e creazioni di numerosi artisti contemporanei. L’ispirazione teorica richiama anche il pensiero dello storico Johan Huizinga, autore di Homo Ludens, secondo cui la cultura stessa nasce dal gioco e rischia di impoverirsi quando ne dimentica il valore.
Cinque sezioni per esplorare il significato del gioco
La mostra è organizzata in cinque sezioni tematiche, non cronologiche, che affrontano il gioco da prospettive differenti.
Il gioco che educa
La prima sezione racconta il ruolo pedagogico del giocattolo nell’Italia postunitaria. In un Paese ancora segnato dall’analfabetismo, strumenti come puzzle cartografici, tombole dell’aritmetica e libri animati contribuivano a educare i bambini e a diffondere un senso di appartenenza nazionale. Tra i materiali esposti figurano anche i bozzetti delle celebri bambole Lenci realizzati da Mario Sturani e Marcello Dudovich.
Focus Pinocchio
Uno spazio speciale è dedicato al personaggio creato da Carlo Collodi, simbolo universale della crescita e del conflitto tra libertà e obbedienza. Marionette storiche, rare edizioni delle Avventure di Pinocchio, libri animati, dischi e opere contemporanee dialogano tra loro, tra cui la suggestiva marionetta in ferro dell’artista israeliana Orna Ben-Ami, che offre una rilettura intensa e originale del celebre burattino.
Il gioco per non dimenticare
Una delle sezioni più emozionanti raccoglie oggetti prodotti in condizioni di privazione, come le carte da gioco realizzate a mano dai detenuti studiati da Cesare Lombroso, manufatti carcerari, origami e lavori provenienti dagli ospedali psichiatrici torinesi. Il gioco assume qui il significato di resistenza, dignità e affermazione dell’umanità. Ampio spazio è riservato anche ai giocattoli prodotti dai mutilati della Prima guerra mondiale come strumento di reinserimento lavorativo.
Il gioco per diventare grandi
Attraverso il confronto tra opere storiche e contemporanee, questa sezione riflette sul modo in cui il gioco trasmette valori sociali, modelli educativi e aspettative. Particolare attenzione è dedicata anche al rapporto tra gioco e disabilità. Tra le opere esposte spicca un raffinato bronzetto di Leonardo Bistolfi, che trasforma il cavallo a dondolo in un’allegoria della crescita e dell’autonomia.
Il gioco dell’arte
L’ultima parte del percorso mostra come numerosi artisti abbiano scelto il gioco come mezzo espressivo. Tra i protagonisti figurano Alessandro Mendini con la sua Oro e nero del 1992, Daniele Basso, Ezio Gribaudo, Jan Knap, Riccardo Gusmaroli, Nicola Bolla, Camilla Ancilotto, Sam Halabi, Massimo Sirelli, Liliana Porter e molti altri, dimostrando quanto il confine tra arte e dimensione ludica sia fertile e ricco di possibilità creative.
Una riflessione sul valore del gioco
“In Gioco. Arte e gioco dal Risorgimento a oggi” propone una lettura inedita della storia italiana attraverso oggetti spesso considerati marginali, ma in realtà profondamente intrecciati con l’evoluzione della società. Dai giochi educativi del Risorgimento ai manufatti nati nelle carceri, dalle bambole Lenci alle installazioni contemporanee, il percorso restituisce al pubblico la complessità del gioco come esperienza culturale, sociale e artistica.
Più che una mostra dedicata all’infanzia, è un invito a riscoprire il gioco come chiave di lettura della memoria collettiva, della creatività e dell’identità di un Paese.
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