Patentini e censure affini: s’avanza la sinistra formato Torquemada

martedì, 16 Giugno 2026
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Non c’è nessuno più intollerante di chi predica la tolleranza. Non è un paradosso, ma, se ci pensiamo bene, un comportamento spiegabilissimo, diremmo umano, troppo umano. «Poiché io predico l’amicizia e il rispetto tra gli uomini -così ragiona il guru della tolleranza-, se capita che qualcuno non è d’accordo con me, vuol dire che costui è contro l’amicizia e il rispetto tra gli uomini, quindi è un nemico dell’umanità, un reprobo. Come tale, va messo al bando e punito».

I premi letterari e le rassegne librarie di casa nostra sono ultimamente investiti da una sorta di ondata woke. È di questi giorni il caso del “patentino antifascista” (come lo ha definito Giorgia Meloni in un post di domenica scorsa su X), vale a dire dell’attestazione politicamente corretta pretesa dagli organizzatori della rassegna libraria romana “Più Libri Più Liberi” agli editori che decidono partecipare alla manifestazione. In pratica si tratta di sottoscrivere una dichiarazione sulla condivisione dei «principi costituzionali, democratici e inderogabili». Non si accorgono così, i solerti custodi dei princìpi costituzionali e antifascisti, di entrare in conflitto con quello che proclamano, dal momento che dimenticano il principio sancito all’art. 21 della Costituzione: «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione». Può, il comitato organizzatore di una fiera libraria, stabilire quali contenuti culturali siano conformi e quali no ai principi democratici? È chiaro che si tratta di un atteggiamento censorio verso case editrici non in linea col pensiero dominante.

In questo caso, i curatori di “Più Libri e Più Liberi” si sono voluti evidentemente cautelare dalle polemiche. Nell’ultima edizione della rassegna, nel dicembre del 2025, alcuni intellettuali di sinistra (da Zerocalcare allo storico Alessandro Barbero) protestarono perché Passaggio al Bosco, la casa editrice vicina a CasaPound, partecipava alla manifestazione con un suo stand. In realtà, oggi sono proprio loro a suscitare un inutile baccano, il classico caso in cui la toppa è peggiore del buco.

Ma proprio questo precedente ci ricorda quanto sia diffusa l’intolleranza tra certi intellettuali di sinistra, anche tra coloro, come Zerocalcare e Barbero, che dovrebbero intrattenere il loro pubblico con serenità e letizia. Tra l’intellighenzia di sinistra si sta diffondendo una vera e propria malattia, che potremmo definire  “sindrome Torquemada”, come dal nome del primo grande inquisitore nella Spagna del XV secolo.

Perché di un vero e proprio Tribunale dell’Inquisizione si tratta (non cattolica, ovviamente, ma laica, democratica e antifascista). Ne hanno fatto poche settimane fa le spese anche Francesco De Gregori e lo scrittore, pur di sinistra estrema, Erri De Luca. Entrambi sono stati “lapidati” per aver detto cose sgradite agli agitatori Pro Pal. Il cantautore aveva dichiarato che non faceva parte del suo mestiere di musicista poeta mettersi a pontificare sulla causa palestinese, mentre il narratore ha difeso l’idea del sionismo affermando che non è una cosa assimilabile al fascismo. Apriti cielo. Addosso a De Gregori e a De Luca sono piovute le accuse più dure, tra tutte quelle di essere due “traditori”. Lo scrittore è stato anche escluso dall’apertura festival della letteratura che si tiene a Salerno.

Perché, al dunque, si sta diffondendo la “sindrome Torquemada” a sinistra? Provo ad abbozzare una sintetica risposta. I motivi sono essenzialmente due. Uno viene dal retaggio storico dell’illuminismo militante. Ed è il meccanismo che ho provato a illustrare all’inizio di questo articolo: l’intolleranza di chi predica la tolleranza, appunto. L’altro è più recente: l’intellighenzia di sinistra teme che il suo potere stia per finire perché la storia delle idee sta andando in tutt’altra direzione rispetto a quella profetizzata da lorsignori. Ed è proprio il timore di perdere potere che trasforma da sempre gli intellettuali in censori.

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