Il 15 giugno l’indimenticabile attore italiano Alberto Sordi avrebbe compiuto centosei anni. Suo cugino Igor Righetti, noto giornalista e conduttore radiotelevisivo Rai, vincitore di tre “Microfoni d’Oro” consecutivi per i suoi format di infotainment, biografo dell’Alberto nazionale, ha pubblicato anche il libro “Alberto Sordi segreto”, giunto alla 12ª ristampa. Dal volume è nato il docufilm internazionale “Alberto Sordi secret”, di cui Righetti è regista e sceneggiatore, in onda ora su Prime Video in Cina, Nuova Zelanda, Australia, Stati Uniti e Gran Bretagna, dopo l’uscita nelle sale italiane, la partecipazione alla Festa del Cinema di Roma e i trentacinque prestigiosi riconoscimenti ottenuti in Italia e all’estero. Righetti, nel 2017, ha ideato il Premio internazionale “Alberto Sordi Family Award”, che organizza con la sua società “Loro Comunicazione”, prestigioso riconoscimento per omaggiare e ricordare la figura dell’Alberto nazionale. Il Premio all’eccellenza, diventato ormai di culto, ha conquistato anche Hollywood con quattro Premi Oscar nel suo albo d’oro come gli attori Helen Mirren e Colin Firth e i registi Taylor Hackford e Robert Moresco. Abbiamo chiesto dei ricordi ed aneddoti ad Igor Righetti sul famoso cugino.

Come nasce la leggenda sulla presunta avarizia di Sordi?
Dal fatto che nel momento dell’apice del suo successo ai tempi della Dolce Vita, lui non partecipava mai perché la sera studiava il copione e al mattino doveva alzarsi presto per stare sul set. In quel periodo Alberto ha realizzato anche dodici film all’anno, spesso girandoli contemporaneamente, passando da un set a un altro, quindi non aveva tempo da perdere.
Mi raccontò, invece, che una giornalista scrisse che Alberto non frequentava gli incontri mondani, come facevano invece gli altri attori, perché era taccagno e non voleva spendere. Era molto orgoglioso di aver evitato il più possibile di farsi fotografare dai paparazzi a queste feste. Non ha mai smentito la sua presunta avarizia perché, geniale fino in fondo, divenuto ricco e famoso aveva capito che con quella fama nessuno lo avrebbe importunato. Ha alimentato lui stesso questa leggenda della taccagneria divertendosi a provocare e giocando sul suo attaccamento al denaro anche sfruttando il suo cognome (soldi in romanesco diventa “sordi”).
Ha cavalcato a suo favore sia la leggenda dell’avarizia, interpretando anche il film “L’avaro”, sia il fatto di essere rimasto scapolo spiegandone, con la consueta ironia che lo contraddistingueva, i motivi con la celebre frase “E che, me metto un’estranea dentro casa? Alberto ha fatto tanta beneficenza, ma sempre in silenzio. Ha pagato cure mediche per amici e colleghi in disgrazia, ha adottato a distanza molti bambini poveri, ha fatto tante donazioni a vari orfanotrofi, alla casa del barbone e alla casa dello studente. Ha sempre fatto tutto in estrema riservatezza. Soltanto dopo la sua morte il pubblico è venuto a conoscenza delle sue numerose iniziative benefiche. Molto di ciò che ha avuto, quindi, l’ha poi ridato.

Le critiche allora dove derivano?
I soliti invidiosi, dopo aver conosciuto la filantropia di Alberto, si sono affrettati a giustificarla come azione non scaturita dal cuore, ma dalla sua profonda fede: secondo i suoi detrattori la sua carità era dettata soltanto dalla paura di non meritare di andare in Paradiso. In tanti hanno sostenuto che Alberto non abbia mai fatto un regalo a nessuno, né quando era invitato a cena a casa di qualcuno né alle sue compagne. Ennesime falsità smentite dai suoi pochi amici veri e da noi parenti. Testimonianze e fatti riportati su questo libro. Quando ci recavamo a cena insieme le mance le lasciava eccome ed è stato dichiarato anche da diversi camerieri.
È vero, invece, che per contratto, al termine delle riprese dei suoi film, aveva ottenuto di poter portare via gli abiti di scena che non poi dava in beneficenza per aiutare i poveri. A Londra, stava per acquistare una Rolls Royce. Ci rinunciò perché non sarebbe stato a suo agio con l’autista in livrea che questo tipo di auto impone di avere. Il 18 novembre 2017, nello storico teatro Niccolini di Firenze, ho avuto il piacere di consegnare il Premio internazionale “Alberto Sordi Family Award” al premio Oscar Colin Firth e a Gina Lollobrigida. In quell’occasione chiesi pubblicamente alla celebre attrice se l’avarizia di Alberto fosse leggenda o se lei ne avesse prove certe. Gina Lollobrigida rispose senza esitare: “Sordi non era affatto tirchio, anzi era una persona generosa”.
Perché non ha mai voluto fare spot pubblicitari?
Alberto era amatissimo e avrebbe potuto fare il testimonial di qualunque prodotto. Tutte le aziende lo volevano. Se fosse stato avido o avaro, come affermano in tanti, avrebbe colto la palla al balzo per guadagnare miliardi di lire dell’epoca con il minimo sforzo, sfruttando soltanto la sua popolarità, così come fecero molti suoi colleghi.
Io, forse con un po’ di sfacciataggine, vedendo spesso in tv Nino Manfredi pubblicizzare una nota marca di caffè, gli chiesi come mai anche lui non facesse il testimonial di qualche prodotto. La sua risposta fu immediata: “Igore (al mio nome aggiungeva la vocale “e” per comodità nel parlato) che me metto a vende la robba al mio pubblico che mi ha fatto diventare famoso?”. E il suo pubblico rappresentava la sua famiglia. Quindi ha sempre rifiutato di fare pubblicità. Questa sua scelta, ci raccontò con fierezza, gli aveva fatto “perdere” oltre 50 miliardi di lire. “Se fai la pubblicità – sosteneva Alberto – te sputtani, perché il pubblico poi nun te crede più”.

Il suo rimpianto più grande?
Alberto ha interpretato con maestria ruoli drammatici e comici raccontando l’Italia e gli italiani. Nella sua lunga carriera artistica durata oltre sessant’anni e con più di duecento film all’attivo (ma lui stesso ne aveva perso il conto) ha ricevuto tanti riconoscimenti prestigiosi (nove David di Donatello, sei Nastri d’argento, un Orso d’oro e un Orso d’argento a Berlino, un Golden Globe e il Leone d’oro alla carriera alla Mostra del cinema di Venezia) ma mai l’Academy Award. E aveva un rimpianto: quello di non essere stato candidato dall’Italia agli Oscar.
Una soddisfazione, postuma, Alberto l’ha avuta a marzo del 2003, un mese dopo la sua morte: in un filmato in cui comparivano grandi attori e registi scomparsi come Billy Wilder, Rod Steiger e Dudley Moore apparve l’immagine del suo volto in una sequenza del film diretto da Ken Annakin “Quei temerari sulle macchine volanti” del 1965.
Perché l’Italia non l’ha mai candidato all’Oscar?
A questa domanda mi rispose che il fatto di essere così popolare e così amato da tutte le fasce di età e di ceto sociale avevano giocato a suo svantaggio: per gli snob della cultura queste caratteristiche nazional-popolari sono viste come negative. In effetti, Alberto non ha mai amato i critici cinematografici, a eccezione di alcuni. Diceva spesso: “In Italia i critici si commuovono soltanto davanti ai sarcofagi. Basti pensare che cosa hanno fatto con Totò, lo hanno beatificato soltanto dopo la sua morte”. Molti critici cinematografici italiani avevano massacrato le interpretazioni di Alberto sia all’inizio della sua carriera sia durante tutta la sua intensa attività artistica. Interpretazioni che invece erano state osannate, per esempio, dai critici di altri Paesi come la Francia e che avevano avuto grande apprezzamento da parte del pubblico e quindi grandi incassi.
Ma lui ci sperava ancora ad avere un Oscar. Ci raccontò che Charlie Chaplin lo aveva ricevuto a 83 anni. Alberto, invece, è morto a quasi 83 anni, ma l’ambita statuetta non è mai arrivata. E che i grandi attori e registi di fama mondiale lo abbiano sempre stimato molto è dimostrato dalle loro dichiarazioni su di lui. Dustin Hoffman ha tuttora un’ammirazione smisurata verso Alberto. Alcuni anni fa disse: “Quello che ho imparato per fare l’attore comico lo devo ad Alberto Sordi” e il regista Martin Scorsese affermò che “il volto di Alberto è stato un’inimitabile icona del genio espressivo italiano”.
Era molto amato anche dai grandi attori e registi a livello mondiale.
Sì, la loro grande stima è dimostrata dalle tante dichiarazioni su Sordi. Il regista Martin Scorsese affermò che “il volto di Alberto è stato un’inimitabile icona del genio espressivo italiano”. Grande ammirazione anche da parte di Woody Allen: “Alberto Sordi – ha detto – è un grande comico e un attore. È divertentissimo e brillante, uno dei miei preferiti. E il film, girato con Fellini ‘Lo sceicco bianco’ è la miglior commedia che ho visto in vita mia”.
Che rapporta aveva Alberto Sordi con gli animali?
Alberto e la sua cara amica Anna Magnani andavano spesso insieme di notte a dare da mangiare ai felini di largo di Torre Argentina, a Roma, in quanto l’attrice, amante dei gatti e già Premio Oscar, abitava poco distante dall’area archeologica e lo chiamava per darle una mano. Alberto era attratto dalle donne dal carattere forte e, da come ne parlava a mio nonno, era segretamente innamorato di Nannarella. Ebbe 18 cani in totale, di razza e meticci abbandonati. Alla loro morte, li seppelliva nel giardino della sua villa. A Roma si era diffusa la voce che Alberto adottava i cani che trovava davanti al cancello della villa. E così, purtroppo, in tanti lasciavano i loro animali lì, sicuri che sarebbero andati a stare bene. Alcuni li prendeva lui, altri li dava ad amici o a noi familiari come fece con mio padre al quale chiese di prenderne due.
Le Istituzioni e il mondo della cultura come ricordano Alberto Sordi?
Con il Presidente della Commissione Cultura, scienza e istruzione della Camera dei deputati, l’on. Federico Mollicone, sto preparando alcune iniziative commemorative a livello internazionale per valorizzare la memoria di Alberto e promuovere, attraverso la sua figura, la grande tradizione del cinema italiano nel mondo. Lui rappresenta un patrimonio culturale che continua a raccontare il nostro Paese.
Su Rai Radio1 ho ricordato Alberto nel mio programma “Igorà”; Adriana Pannitteri nella sua trasmissione Tg2 Storie lo ha omaggiato con me e Sabrina Sammarini, la figlia dell’attrice Anna Longhi, la “buzzicona” in tanti film di Alberto. Su Rai Radio2 sono stato nel programma “Maschio Selvaggio”, condotto da Nunzia De Girolamo e Gianluca Semprini, dove o raccontato tanti aneddoti e curiosità.



