Roma Pride, tensioni con Adinolfi: “È questa l’inclusività?”. Le immagini dell’altra piazza | Video

domenica, 21 Giugno 2026
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Il Roma Pride 2026 si è aperto sabato a piazza della Repubblica con momenti di tensione prima della partenza del corteo, protagonista il leader del Popolo della Famiglia Mario Adinolfi, circondato e contestato dai manifestanti dopo aver srotolato una bandiera israeliana davanti al cinema The Space. La polizia è intervenuta per allontanarlo dopo diversi minuti di insulti ai suoi danni. Decine di migliaia di persone — un milione secondo gli organizzatori — hanno poi sfilato fino alle Terme di Caracalla, con in testa il sindaco Roberto Gualtieri. Tra i presenti anche la segretaria del PD Elly Schlein, raggiunta dal corteo all’altezza del Colosseo.

Ad aprire ufficialmente la sfilata lo striscione “La Repubblica è di chi la abita”, seguito dal primo carro con le cantautrici Levante e Francesca Michielin. Tra i carri più fotografati quello di Disney, dedicato al lancio de “Il diavolo veste Prada 2”, con una installazione a forma di tacco a spillo rosso. Nel mirino dei manifestanti, tra cartelli e cori, il generale Roberto Vannacci — contestato da diversi striscioni tra cui “Meglio anormale che generale” — e il governo Meloni.

Adinolfi contestato, Pascale e Keshet: l’altro Roma Pride

Prima ancora che il corteo partisse, l’episodio più caotico della giornata si è consumato ai margini della piazza. Adinolfi si è presentato con una bandiera israeliana, immediatamente circondato da manifestanti che hanno scandito cori di “Vattene!”, “Criminale!”, “Delinquente!”. Alcuni hanno tentato di strappargli il drappo. La polizia lo ha preso per le braccia e allontanato; la bandiera gli è stata restituita.

“È questa la piazza inclusiva?”, ha replicato il politico ai contestatori, definendoli “fascisti arcobaleno”. Poco dopo è stato raggiunto da Francesca Pascale con lo striscione dei Gay Conservatori prima che la polizia lo accompagnasse scortandolo fuori dalla piazza.

A margine, Adinolfi ha spiegato le ragioni della sua presenza: “Non ho mai inteso provocare ma solo portare le mie idee e la difesa degli omosessuali torturati, incarcerati e uccisi nei paesi islamici, che solo rifugiandosi nello Stato di Israele possono trovare un contesto che li accoglie”.

Le parole di Francesca Pascale

“La piazza è ideologica, quell’ideologia che fa male ai diritti civili. La piazza è woke e il woke non è per tutti. Noi abbiamo bisogno di diritti civili e abbiamo bisogno che se ne occupi la destra come la sinistra, per il bene di tutti”, ha spiegato Francesca Pascale al fianco di Adinolfi.

“L’ideologia divide, non unisce. Siamo qua a rischiare anche la nostra vita e il nostro diritto ad esserci è il diritto di tutti, escluso nessuno! Accanto a Israele, accanto all’Iran”, ha sottolineato Pascale indicando anche una bandiera iraniana.

Pascale è intervenuta anche sulla controversia legata alla presenza dell’associazione LGBT+ ebraica Keshet, non in piazza ma a piedi: “È stata in piazza con una trattativa e noi trattative non ne possiamo fare. La piazza dei diritti civili non ha bisogno di contratti, non ha bisogno di patentini. Nel nostro contesto di gay, conservatori e liberali cerchiamo di aprire gli occhi a una destra ancora troppo ferma, ma il fatto che ci sia anche Adinolfi qui è la testimonianza giusta che il dialogo è la strada di cui l’Italia ha bisogno”.

Circa due ore dopo la partenza proprio gruppo ebraico LGBT+ Keshet — una trentina di persone — è entrato nel corteo, dopo essersi dato appuntamento davanti al Teatro dell’Opera e raggiunto la sfilata all’altezza di piazza dell’Esquilino. Lo spezzone esponeva cartelli con la stella di David arcobaleno e la scritta “Fuori l’antisemitismo da tutti i Pride”. Questo è quello che potremmo definire l’altro pride, quella parte di manifestanti non o meno graditi rispetto ad altri in una giornata che doveva essere all’insegna dell’inclusività.

Striscioni e politica in piazza, c’è anche Schlein

Sul fronte politico, la presenza delle opposizioni era massiccia. In testa al corteo, accanto a Gualtieri con la fascia tricolore, sfilavano il leader di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, il segretario di Più Europa Riccardo Magi e la senatrice del M5S Alessandra Maiorino. Schlein si è aggregata in corso di sfilata senza rilasciare dichiarazioni all’altezza del Colosseo.

Sul carro di testa presenti le ambassador dell’evento, le cantautrici Levante e Francesca Michielin scatenate. Dal megafono della testa del corteo si alzano anche cori sferzanti diretti a Palazzo Chigi: “Giorgia, sai se dovessi implorarci di farci una foto con te cosa ti rispondiamo? Cor cazz”*, una battuta ironica subito raccolta e urlata dalla folla che fa esplicito riferimento alle recenti tensioni internazionali con Trump.

Nel mirino dei manifestanti è finito soprattutto il generale Roberto Vannacci, contestato da numerosi cartelli tra cui uno che recita: “Meglio anormale che generale”. Grande attenzione anche per i messaggi legati ai diritti sociali e alla sanità, come lo striscione “Sono una mamma fortunata perché mio figlio può essere curato”. Non mancano, infine, i riferimenti ironici alla cronaca recente, come il sferzante cartello “Guido meglio di Pozzolo”, con un esplicito richiamo all’incidente automobilistico che ha visto coinvolto il deputato di Futuro Nazionale

A chiudere la giornata alle Terme di Caracalla, il sindaco Gualtieri ha parlato di “Pride più partecipato da tanti anni”, per poi attaccare: “Sta cominciando a uscire sempre di più nel discorso pubblico una orrenda visione di cultura anti-diritti, omofoba, transfoba”. Gualtieri ha elencato le priorità: “Vogliamo il diritto di adozione, vogliamo una legge contro l’omolesbotransfobia e vogliamo una legge per garantire tutti i diritti ai figli delle coppie omogenitoriali”. Ha concluso rivolgendosi alla folla: “Siccome questo Parlamento cambierà presto, cambiamolo bene per fare finalmente dei passi avanti”.

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