Israele, Herzog parla del “periodo più difficile da presidente”

martedì, 23 Giugno 2026
3 minuti di lettura

Isaac Herzog, Capo di Stato di Israele, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, ha sottolineato come quello che sta vivendo sia “il più difficile periodo mai affrontato da un presidente israeliano”.

Herzog è stato eletto nel luglio del 2021, nel pieno della pandemia. Da allora ha dovuto affrontare una lunga serie di crisi che continuano ad aggiungersi negli anni: “Le enormi proteste contro il progetto giustizia del governo, gli eccidi del 7 ottobre 2023… da allora siamo in guerra, su più fronti. Dolore, angoscia, famiglie in lutto, gli ostaggi tenuti a Gaza che sono passati attraverso l’inferno. Il mio dovere è presentare la posizione di Israele contro l’antisemitismo che si diffonde sempre di più in tutto il mondo”.
Già leader dell’opposizione, nel 2015 ha sfidato Netanyahu alle elezioni. 11 anni più tardi si è ritrovato a fare i conti con le pressioni di Donald Trump, che lo ha invitato a concedere la grazia al premier israeliano, imputato in un processo per corruzione.
Herzog ha detto di essersi rivolto direttamente ai libanesi con un’offerta di pace, parlando in arabo: “Vorrei la stessa possibilità di convivenza con la Siria. L’accordo con il Libano potrebbe essere firmato domani, non ci sono dispute territoriali. Eppure devo continuare a ripetere alla comunità internazionale: è Hezbollah, un’organizzazione terroristica, a mettere il veto e rendere l’Iran parte della questione Libano-Israele è un errore enorme. È una delle preoccupazioni che abbiamo sull’intesa in discussione e che abbiamo espresso agli americani. Il problema principale: come garantire che Teheran non si precipiti a realizzare la bomba atomica?”
Herzog ha sostenuto che i conflitti con l’Iran possano rappresentare un’opportunità per la nascita di un nuovo Medio Oriente, pur riconoscendo che la situazione sta evolvendo in una direzione diversa: “L’impero del male non smette di manovrare. Alcune nazioni occidentali sono troppo ingenue. Che cosa succederà con l’enorme quantità di denaro che verrà elargita al regime? La userà per sfamare e aiutare la gente? O spenderà quei miliardi per armare gli alleati e nel terrorismo? Torno al Libano: chi renderà Hezbollah inoffensivo? I ragazzi italiani? No, i nostri figli. Non vorremmo, ma a chi toccherà? Il governo libanese vuole la pace e l’Occidente sta permettendo a Teheran di decidere al posto suo”.
Herzog ha riferito di aver parlato con il presidente Sergio Mattarella, che gli avrebbe chiesto chiarimenti sugli attacchi contro i Caschi Blu dell’Unifil: “Ho un enorme rispetto per il presidente Mattarella, lo considero uno statista saggio e ascolto i suoi buoni consigli. L’incidente con i militari Unifil è stato un errore, lo abbiamo ammesso, continuiamo a investigare, c’era una postazione di Hezbollah lì vicino, ovviamente – Dio non voglia – non abbiamo intenzione di colpire i soldati Onu. Per quanto riguarda la missione, non abbiamo alcun problema con le truppe italiane, il nostro problema è il mandato: non c’è stata, non c’è, la volontà o la capacità di impedire che un gruppo terroristico ammassasse armamenti sul confine con noi. È stato Hezbollah a violare la risoluzione delle Nazioni Unite votata dopo la guerra del 2006: non possiamo vivere così sotto il bombardamento costante del nord di Israele, l’ho detto al presidente Mattarella”.
Herzog si è poi detto estremamente turbato dalla petizione circolata in Italia contro la partecipazione dello scrittore Eshkol Nevo a un festival in Puglia: “Ovviamente non sono tutti gli italiani, parlo degli estremisti soprattutto a sinistra, razzisti e prevenuti. Eshkol Nevo è un grande scrittore, amante della pace. E c’è stato il caso delle proteste contro il padiglione israeliano alla Biennale di Venezia. Per questo dico agli italiani: rispettate gli israeliani, siamo tutti vicini nel Mediterraneo. Se abbiamo problemi, dovremmo discuterne come amici”.
Herzog ha poi ricordato di aver sfidato Netanyahu 11 anni fa alla guida del Partito laburista, osservando come da allora la situazione della sinistra israeliana sia progressivamente peggiorata: “Le prossime elezioni sono molto importanti, ma il presidente non può prendere una posizione politica. Ho sostenuto la soluzione dei due Stati, oggi è lontana e per ragioni oggettive. La prima è il 7 ottobre: l’israeliano medio si chiederà, andando alle urne, “posso fidarmi che un giorno il mio vicino palestinese non si svegli e commetta un attacco terroristico, bruciando le case, stuprando, uccidendo e prendendo ostaggi?” Stiamo ancora vivendo quel trauma e questo va capito. Sono necessarie riforme fondamentali nell’Autorità palestinese e dobbiamo concentrarci sugli incontri diretti tra persone soprattutto per i giovani. Adesso siamo bloccati, dopo le elezioni e con lo sforzo americano può esserci un orizzonte per il dialogo. In questo Paese c’è una grande differenza di posizioni: dall’estrema destra al limite del fascismo all’estrema sinistra pro-palestinese”.
Herzog ha lanciato un avvertimento contro quello che ha definito un possibile “imbarbarimento” della società israeliana, riferendosi alla crescita di forze marginali che rischiano di acquisire un ruolo sempre più centrale: “Quello che Ben-Gvir ha fatto è una delle ragioni per cui ho deciso di parlare. Non l’unica. Non possiamo paragonare questi fenomeni alla maggior parte degli israeliani che rispettano la legge e vogliono un futuro migliore insieme”.
Herzog ha poi definito la violenza dei coloni contro i palestinesi in Cisgiordania come opera di un piccolo gruppo che, a suo avviso, “deve essere fermato”.
Herzog ha sottolineato che è fondamentale portare avanti il piano, a partire dal disarmo di Hamas: ”Gli egiziani stanno compiendo un grande sforzo per ottenere questo risultato. Stiamo facendo il possibile per migliorare la situazione umanitaria”.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.