Botta e risposta tra il segretario della Nato e il ministro della Difesa italiano
Un corto circuito diplomatico e militare scuote l’asse tra Roma, la NATO e Washington. Al centro della bufera ci sono le dichiarazioni del Segretario Generale dell’Alleanza Atlantica, Mark Rutte, che in un’intervista a Fox News — rilasciata nello stesso giorno del suo incontro alla Casa Bianca con Donald Trump — ha rivelato un dato fino ad ora rimasto riservato: oltre 500 aerei statunitensi sarebbero decollati dalle basi militari in Italia per supportare l’operazione americana “Epic Fury” contro l’Iran.
L’uscita di Rutte, pensata per difendere l’impegno europeo e placare le ire di Trump (che proprio di recente aveva attaccato duramente l’Italia e la premier Giorgia Meloni affermando che “si è comportata molto male”), ha finito per sollevare un polverone politico a Roma, costringendo il Ministero della Difesa a una secca smentita.
La rivelazione di Rutte e l’attacco di Trump
Nel tentativo di gettare acqua sul fuoco e dimostrare la solidarietà degli alleati europei, Rutte ha scoperchiato la pentola dei numeri:
“Comprendo perfettamente la delusione [di Trump], ma se prendiamo ad esempio l’Italia, 500 aerei statunitensi sono decollati dalle basi americane in Italia per supportare l’operazione. Quindi si tratta di un numero enorme. Se si guarda a tutta l’Europa, si parla di un numero compreso tra 4.000 e 5.000 missioni di volo”.
Parole che si scontrano frontalmente con la narrazione della Casa Bianca. Trump ha infatti liquidato la cooperazione degli alleati con parole durissime: “Non ci sono stati per noi e noi abbiamo speso miliardi di dollari per loro”.
Il giallo di Sigonella e i trattati bilaterali
Il dato dei 500 voli si intreccia inevitabilmente con la cronaca delle settimane più calde del conflitto. Il 27 marzo 2026, infatti, il governo italiano aveva negato formalmente l’utilizzo della base siciliana di Sigonella per le operazioni d’attacco statunitensi in Iran. Com’è possibile, allora, che si sia registrato un volume così alto di decolli?
La risposta sta nella natura tecnica dei voli e nei trattati che regolano le basi in Italia (l’Air Technical Agreement e il Bilateral Infrastructure Agreement): per i voli logistici basta una semplice “comunicazione” preventiva da parte americana, mentre per quelli militari in senso stretto serve un’autorizzazione formale del governo italiano.
La dura replica di Crosetto: «Nessun volo d’attacco»
La reazione del Ministro della Difesa, Guido Crosetto, non si è fatta attendere. Attraverso una nota ufficiale, la Difesa ha rispedito al mittente le ricostruzioni del Segretario della NATO, definendole fuorvianti.
«Sorprende che il Segretario della NATO, che nulla ha a che fare con l’operazione Epic Fury, faccia una ricostruzione che trasmette un messaggio totalmente fallace confondendo la tipologia dei voli autorizzati. Sarebbe bastato un approfondimento alla fonte per avere la reale rappresentazione di ciò che è avvenuto».
Il Ministero ha ribadito che l’Italia ha operato nel pieno rispetto della Costituzione e degli indirizzi del Parlamento: sono state autorizzate esclusivamente attività di natura tecnica e logistica, mentre non è stata concessa nessuna attività cinetica di combattimento o attacco, e ogni volta che Washington ha avanzato richieste fuori da questo perimetro, l’Italia ha opposto un fermo diniego. Il caso politico resta aperto: se da un lato Rutte ha cercato di usare i numeri italiani come scudo contro l’isolazionismo di Trump, dall’altro ha innescato un pesante malinteso che costringe Roma a difendere la trasparenza della propria linea geopolitica davanti al Parlamento e ai cittadini.



