A due giorni dalla scadenza del taglio delle accise sui carburanti, fissata per il 3 luglio, il governo prende tempo. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, non esclude una proroga, ma la lega a un fattore che sfugge al controllo di Palazzo Chigi: l’evoluzione della crisi nello stretto di Hormuz, snodo strategico per il trasporto del petrolio mondiale. Ne ha parlato a margine dell’assemblea di Ania a Roma, rispondendo alle domande dei cronisti.
Il ministro ha colto l’occasione per rispondere anche su un altro fronte caldo, quello ambientale, respingendo le accuse di “clima-fregismo” mosse dalle opposizioni e rivendicando i numeri della transizione energetica portata avanti dal governo: un aumento del 40% della produzione elettrica da rinnovabili negli ultimi tre anni, insieme alla scelta – più controversa – di riaprire la strada al nucleare civile di nuova generazione.
Carburanti ed energia, la video intervista ad Urso
Sulla questione carburanti, Urso ha scelto la cautela, subordinando ogni decisione all’andamento dei negoziati internazionali per la libertà di navigazione nel Golfo Persico. “Valuteremo quello che è accaduto e quello che potenzialmente potrà accadere alla luce anche dei negoziati che sono in corso per sbloccare del tutto la navigazione nello stretto di Hormuz”, ha dichiarato.
Un’attesa che il ministro ha voluto presentare non come indecisione, ma come metodo di governo. “Questo governo ha dimostrato sin dall’inizio, anche in questo campo, di sapere di essere previdenti”, ha detto, rivendicando la capacità dell’esecutivo di anticipare gli eventi: “Un governo previdente, tempestivo ed efficace. Ci siamo mossi prima degli altri e ovviamente faremo altrettanto ove le condizioni lo richiedano”.
Sul fronte della transizione ecologica, Urso ha respinto le critiche dell’opposizione puntando sui numeri degli investimenti. “Abbiamo notevolmente incrementato gli investimenti sull’energia rinnovabile, sul solare e sull’eolico. La produzione elettrica da energia rinnovabile è aumentata del 40% in questi tre anni”, ha dichiarato, chiamando in causa anche le Regioni: “la collaborazione dell’opposizione e soprattutto delle regioni affinché ci aiutino ad autorizzare nuovi impianti”.
Ma è sul nucleare che il ministro ha costruito l’argomento più affilato, usando il caso spagnolo come paradosso da manuale. “Tutti i Paesi che possono garantire un costo energetico inferiore a quello italiano dispongono di energia nucleare, con il paradosso che in Spagna l’energia nucleare è prodotta da Enel attraverso Endesa”, ha sottolineato, prima di ricollegare la scelta del governo a una traiettoria storica precisa: “È ovvio che abbiamo riaperto la strada per produrre energia nucleare civile di nuova generazione nel nostro Paese, così da garantire a famiglie e imprese un mix energetico come quello che ha garantito il miracolo economico negli anni ’60, quando eravamo la prima potenza nucleare civile in Europa”.
A chiudere uno sguardo più ampio sul senso strategico della partita energetica. “Oggi l’energia e le materie prime non sono solo importanti sul piano dello sviluppo economico, sono fondamentali sul piano dell’indipendenza e della libertà del nostro continente e della sua autonomia strategica, base fondamentale per ogni possibilità di crescita e di competizione”, ha affermato Urso, per poi concludere: “Ed è su questo, con questa visione strategica che finalmente abbiamo nel nostro Paese, che possiamo e dobbiamo programmare il futuro”.



