Il vertice Nato di Ankara si apre sotto il segno di Donald Trump. Prima ancora che i leader dei 32 Paesi alleati si siedano attorno al tavolo per affrontare i grandi dossier della sicurezza euro-atlantica, è il presidente americano a dettare l’agenda politica con un duro attacco agli alleati europei, riaprendo le tensioni all’interno dell’Alleanza proprio nel momento in cui la Nato è chiamata a dare un segnale di compattezza sul sostegno all’Ucraina e sul rafforzamento della difesa comune.
Nel bilaterale con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, Trump torna ad accusare gli alleati di non essere stati al fianco degli Stati Uniti. “Non avevamo bisogno di alcun aiuto. E in un certo senso, stavo mettendo alla prova le persone, stavo verificando se sarebbero state lì per noi o meno, perché ho sempre detto che li abbiamo aiutati, ma non ero sicuro che loro sarebbero stati lì per noi. E l’Italia ci ha voltato le spalle, la Germania ci ha voltato le spalle, la Francia ci ha voltato le spalle”. Parole accompagnate da un’altra stoccata destinata a pesare sul clima del summit: “La Nato ci ha deluso”.
Nel mirino del presidente americano finisce ancora una volta anche Giorgia Meloni, attesa ad Ankara per una serie di incontri bilaterali che potrebbero chiarire lo stato dei rapporti con Washington. Trump alterna l’apprezzamento personale alle critiche politiche. “Io penso che lei sia una brava persona, in realtà. Il nostro rapporto è diventato un po’ cattivo, ha rifiutato di aiutarci. Io non le ho messo nessuna pressione, ha rifiutato di essere coinvolta sullo Stretto di Hormuz, sull’Iran. Ha guastato i miei rapporti con lei. Ma lei mi piace, è una brava persona. Ma penso che abbia fatto un errore. Lei non c’era per noi, e questo non mi ha reso felice”. Un passaggio che rende ancora più atteso il faccia a faccia tra il presidente americano e la premier italiana, destinato a essere uno dei momenti politicamente più rilevanti del vertice.
Trump rilancia poi anche uno dei temi più controversi della sua politica estera, tornando a rivendicare la Groenlandia. “La Groenlandia dovrebbe essere controllata dagli Stati Uniti, è importante per gli Usa”, afferma, sostenendo che l’isola “è circondata da navi cinesi e russe” e accusando la Danimarca di non aver fatto abbastanza per la sua difesa.
Le parole del presidente americano fanno da sfondo a un summit chiamato a discutere questioni decisive per il futuro dell’Alleanza. Sul tavolo c’è il nuovo pacchetto di aiuti militari all’Ucraina da 70 miliardi di dollari, il rafforzamento della postura di deterrenza e il potenziamento delle capacità industriali e tecnologiche della Nato. Volodymyr Zelensky arriva ad Ankara chiedendo nuovi sistemi Patriot, mentre il segretario generale Mark Rutte individua nella difesa aerea la priorità assoluta: “Difesa aerea, difesa aerea, difesa aerea”.
Nel frattempo gli Alleati annunciano un importante passo sul fronte delle capacità comuni con l’acquisizione congiunta di un massimo di dieci velivoli GlobalEye della svedese Saab, destinati a sostituire gli attuali Awacs della Nato e a rafforzare la sorveglianza dello spazio aereo, marittimo e terrestre.
La cena offerta dal presidente turco Erdogan nel complesso presidenziale di Beştepe aprirà ufficialmente il vertice. Ma il confronto politico è già iniziato. E le parole di Trump, pronunciate ancora prima dell’avvio dei lavori, rischiano di accompagnare l’intero summit, mettendo alla prova la capacità della Nato di presentarsi unita in una fase cruciale per la sicurezza internazionale.
