Restituiti a comunità ebraica di Roma volumi antichi, Giuli: “Antisemitismo ancora allarmante” | Video

lunedì, 13 Luglio 2026
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Due antichi volumi sottratti durante l’occupazione nazista di Roma sono stati restituiti oggi alla Comunità Ebraica della capitale e all’UCEI nel corso di una cerimonia al Museo Ebraico. Alla presenza del ministro della Cultura Alessandro Giuli, del Rabbino Capo di Roma Riccardo Shemuel Di Segni, del presidente della Comunità Ebraica Victor Fadlun, della presidente dell’UCEI Livia Ottolenghi e del generale di brigata Antonio Petti, comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, i libri sono tornati alle istituzioni a cui appartenevano dopo decenni di dispersione.

I due volumi – il “Peirush Megilath Esther” di Elisha Gallico (Venezia, 1583) e il “Nachalath Ya’akov” di Yaakov Hailpron (Padova, 1622) – erano recentemente ricomparsi sul mercato antiquario in un’asta a New York. Il recupero è avvenuto grazie al monitoraggio dei Carabinieri TPC, in coordinamento con la Procura di Roma e le autorità statunitensi.

Le parole del ministro Giuli: “Mai restare indifferenti”

Il ministro della Cultura ha aperto il proprio intervento con un richiamo diretto al fenomeno dell’antisemitismo. “L’antisemitismo esiste ancora, non ha mai smesso di strisciare tra di noi con episodi visibili e meno visibili. La frequenza di atti di antisemitismo è allarmante ancora oggi”, ha dichiarato Giuli. Il ministro ha poi indicato nella vigilanza culturale una misura del progresso di un paese: “Il progresso culturale, sociale, scientifico ed economico di una nazione si misura anche dalla capacità di sorvegliare l’esistenza di fenomeni del genere”.

Giuli ha ribadito la vicinanza del governo alla comunità ebraica con una formula netta: “Il Governo italiano è vicino alla comunità e alla cultura ebraica perché è parte della cultura del Governo stesso. Siamo la stessa cosa”. Ha poi aggiunto che “la tutela dei cittadini di etnia ebraica deve essere al centro dei nostri pensieri quotidiani affinché non sia lecito restare indifferenti di fronte ad alcun episodio di intolleranza materiale e immateriale”.

Sulla restituzione dei volumi, il titolare del Collegio Romano ha sottolineato il significato simbolico e storico dell’operazione. “Abbiamo rimesso le cose a posto; non tutte lo sono ancora, però è un lavoro che prosegue e sta dando degli eccellenti risultati”, ha detto Giuli, ricordando che si tratta di opere “italiane”, nate da tipografie del paese e appartenenti a una storia comune. “È il segnacolo di un filo profondo che si riannoda”, ha spiegato, definendo la restituzione il segno “di un legame che non si è mai spezzato, ma che un’intemperie storica atroce ha offuscato con una nera caligine di persecuzioni”. Giuli ha concluso auspicando che la sottrazione dei libri entri nella narrazione scolastica: “Probabilmente sui banchi di scuola non se ne parla. Noi siamo qui per fare in modo che se ne discuta anche lì”.

Le voci della comunità: “Un ritorno a casa”, “pagine che sembravano perdute”

Il Rabbino Capo Di Segni ha aperto il proprio intervento con un richiamo all’Ecclesiaste: “Se fosse vissuto ai nostri giorni avrebbe detto: c’è tempo per rubare i libri e c’è tempo per recuperare il maltolto”. Di Segni ha poi insistito sul carattere non esclusivamente ebraico del patrimonio restituito: “Questi libri sono stati scritti da rabbini italiani e sono stati stampati in tipografie in Italia. Fanno parte della storia culturale di questo paese. La cultura ebraica è imprescindibile”.

Il presidente della Comunità Ebraica Fadlun ha descritto i volumi come custodi di una memoria stratificata. “In quei libri è custodito ciò che abbiamo di più prezioso. La memoria di chi ha studiato, insegnato, commentato, tramandato nella nostra comunità il sapere ebraico. Ogni timbro, ogni annotazione vergata a mano, ogni segno di possesso racconta una storia”, ha affermato Fadlun, che ha aggiunto: “Da quando sono presidente non c’è un giorno che non ho pensato con tutto il cuore e pregato per il ritorno di questa antica libreria. Questo è un inizio, speriamo che ne tornino tanti altri”.

La presidente dell’UCEI Ottolenghi ha definito il recupero “un dovere morale verso la memoria dell’ebraismo italiano e della cultura italiana”, sottolineando che “ogni volume recuperato non restituisce soltanto un bene materiale ma ricompone un frammento della memoria collettiva italiana”. Con un’immagine narrativa, Ottolenghi ha paragonato i libri antichi “ai sassolini nel bosco delle fiabe: lasciano delle tracce che ci permettono di ritrovare il cammino della nostra storia”.

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