Un divieto generalizzato per i minori di 13 anni su social network, videogiochi e piattaforme di e-commerce. È questa la linea dura che l’Unione Europea si appresta a tradurre in legge subito dopo l’estate. Ad annunciarlo è stata la presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, con parole che non lasciano spazio a interpretazioni: “Come non diamo ai nostri figli le chiavi della macchina prima che abbiano la patente, così tocca a noi stabilire a quale età possano accedere ai social”.
La svolta di Bruxelles nasce dalla volontà di rimettere l’educazione nelle mani delle famiglie, sottraendola alle logiche commerciali del web. La presidente ha sottolineato che spetta ai genitori, e non agli algoritmi predatori, crescere i bambini, avvertendo che un accesso illimitato delle Big Tech alla vita dei più piccoli rischia di condannare un’intera generazione a danni psicologici, dipendenza e sofferenza. Con questa mossa l’Europa si prepara a seguire il modello dell’Australia, pioniera mondiale nell’introduzione di un’età minima per l’accesso ai social.
La futura legislazione europea si baserà su una relazione di circa 150 pagine, frutto del lavoro di un comitato di esperti sulla sicurezza dei minori in Rete co-presieduto dallo psichiatra infantile tedesco Jörg Fegert e dall’epidemiologa francese Maria Melchior. I dati emersi dal report fotografano una vera e propria espergenza sociale e sanitaria. I giovani trascorrono in media tra le quattro e le sei ore al giorno davanti agli schermi, il che nell’arco di una vita significa passare quasi venti anni nel mondo virtuale. Inoltre, quasi il 60% dei bambini ha già sperimentato problemi emotivi o psicosociali legati all’esperienza online. Nei contesti familiari questo impatto si traduce in disturbi del sonno, ansia, depressione, cyberbullismo ed esposizione a contenuti inadeguati proprio in una fase cruciale dello sviluppo cerebrale.
Il raggio d’azione della nuova normativa sarà più ampio del previsto. Sotto la lente di ingrandimento della Commissione non ci sono solo colossi come Facebook, Instagram e TikTok, già nel mirino per i loro sistemi algoritmici, ma anche alcuni modelli di intelligenza artificiale, siti di videogiochi e piattaforme di e-commerce. Il problema risiede in precise caratteristiche strutturali progettate per creare dipendenza, come lo scroll infinito, la riproduzione automatica dei video e le raccomandazioni ultra-personalizzate. Questo mix genera il cosiddetto “rabbit hole effect”, ovvero l’effetto tana del bianconiglio, capace di catturare l’attenzione degli utenti più vulnerabili e tenerli incollati agli smartphone. Ursula von der Leyen ha ribadito che in Europa chi sviluppa un prodotto è responsabile della sua sicurezza, e questo principio deve valere tassativamente anche per le Big Tech.
Il comitato scientifico ha suggerito a Bruxelles una strategia a tappe, strutturando un approccio graduale e differenziato per età. Al di sotto dei tre anni si punta a un divieto totale di accesso agli schermi, fatte salve eccezioni limitate come guardare foto o fare videochiamate con i parenti. Sotto i 13 anni scatterà invece il divieto di accesso autonomo: su social e piattaforme a rischio i bambini dovranno poter navigare solo sotto la supervisione di un adulto, che sia un genitore, un insegnante o una babysitter, e per periodi di tempo limitati. Per la fascia tra i 13 e i 18 anni la situazione si fa più complessa. Non essendoci ancora evidenze scientifiche univoche sull’impatto in questa età, gli esperti raccomandano ai singoli Stati di adottare precauzioni per garantire una navigazione safe e priva di dinamiche che creano dipendenza.
Proprio l’autonomia lasciata ai governi per la fascia tra i 13 e i 18 anni rappresenta la sfida politica più complessa per Ursula von der Leyen. Esiste infatti il rischio concreto che l’Europa si spacchi: nazioni più inclini al rigore come Francia o Grecia potrebbero spingere il divieto di iscrizione fino ai 15 o 16 anni, mentre Paesi con un approccio più liberale e digitale come Estonia o Finlandia potrebbero fermarsi alla soglia minima dei 13 anni. Una frammentazione del mercato unico digitale è uno scenario che la Commissione cercherà di evitare a tutti i costi. La caccia a un compromesso che metta d’accordo tutti i Ventisette è già aperta, e la quadra dovrà essere trovata entro settembre.



