Ponte Morandi, la sentenza: 32 condanne e pene pesanti per gli ex vertici di Autostrade Aspi e Spea

giovedì, 16 Luglio 2026
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“Cosa ci aspettiamo? Che ci siano delle condanne”. Era questo l’auspicio pronunciato questa mattina da Egle Possetti, presidente del Comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi.

Poche ore dopo, in un’aula magna del tribunale di Genova gremita, sono arrivate le prime sentenze di primo grado. L’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia Giovanni Castellucci (già in stato di detenzione per la strage di Avellino) è stato condannato a 12 anni di reclusione, rispetto ai 18 anni e 6 mesi chiesti dalla procura. L’ex capo delle manutenzioni di Aspi Michele Donferri Mitelli ha ricevuto una pena di 11 anni.

Condannato anche l’ex direttore della vigilanza del Mit sulle concessioni autostradali Mauro Coletta, a 5 anni, contro i dieci richiesti dai pm. Pene significative anche per altri ex vertici di Aspi: 8 anni e 6 mesi a Riccardo Mollo, ex direttore generale; 6 anni a Gabriele Camomilla, ex direttore centrale delle manutenzioni; 7 anni a Mauro Malgarini, ex direttore dell’ufficio manutenzione opere strutturali. Antonino Galatà, ex amministratore delegato di Spea – la società che gestiva il monitoraggio delle opere per conto della controllante Autostrade – è stato condannato a 5 anni e 6 mesi di reclusione, mentre Antonio Brencich, professore dell’Università di Genova e membro esterno del comitato ministeriale che doveva valutare il retrofitting sulle pile 9 e 10, ha ricevuto una condanna a 4 anni e 2 mesi.

In aula, ad ascoltare la lettura della sentenza, erano presenti anche la sindaca di Genova Silvia Salis e il presidente del Consiglio regionale della Liguria Stefano Balleari, insieme ai familiari delle vittime.

Dopo una lunga attesa, e dopo 287 udienze, oggi i giudici si sono riuniti in Camera di consiglio e hanno pronunciato il verdetto sul crollo del Ponte Morandi, la tragedia che il 14 agosto 2018 spezzò Genova e il Paese. Il viadotto sul Polcevera cedette di colpo durante un temporale, trascinando nel vuoto auto e mezzi pesanti. Persero la vita 43 persone: intere famiglie, lavoratori, persone dirette verso le ferie, sorpresi da un cedimento poi ricondotto a gravi criticità strutturali e a controlli ritenuti insufficienti. Da allora Genova ha ricostruito il ponte, ma non le ferite.

Gli imputati erano 57, tra ex dirigenti e tecnici di Autostrade per l’Italia e Spea. La procura aveva chiesto complessivamente 400 anni di carcere, in un procedimento che ha scandagliato anni di manutenzioni, report interni, allarmi ignorati e responsabilità incrociate. Alla fine, le condanne sono state 32, per circa 200 anni di reclusione complessivi.

Alla vigilia della decisione, l’attuale ad di Aspi Arrigo Giana aveva inviato una lettera di scuse ai familiari delle vittime, ai genovesi e agli italiani, riconoscendo «ferite indelebili per le scelte di alcuni» e rivendicando il nuovo corso della società sotto controllo pubblico. Il Comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi aveva però definito il gesto tardivo, chiedendo fatti concreti e un cambio di passo reale nella gestione della rete.

Per Genova, quella di oggi è stata una giornata di composta attesa, che segna un punto di verità e responsabilità in una vicenda che ha inciso profondamente sulla storia della sua comunità e su quella del Paese.

 

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