Bologna ferita dagli scontri. Lepore accusato di essere un sindaco incendiario

martedì, 21 Luglio 2026
2 minuti di lettura

Ieri a Bologna è saltato l’equilibrio tra autorità pubbliche. Una di queste autorità, quella comunale, ha inscenato una sorta di rivolta contro il governo e il ministero dell’Interno. I risultati si sono subito visti: ore ed ore di scontri tra manifestanti e polizia, 11 feriti, un principio d’incendio, la vita cittadina sconvolta inutilmente e stupidamente da gruppi di facinorosi desiderosi di menare le mani. Di chi è la colpa?

Ci sarà pure un motivo se stamane sono in molti a chiedere le dimissioni del sindaco Matteo Lepore: il suo comportamento è stato a dir poco irresponsabile. Non c’era alcun bisogno di organizzare ieri pomeriggio un “presidio” del Comune in piazza per protesta contro la morte di Abderrahim Fakir, il 42enne di origine marocchina morto nel quartiere Pilastro mentre veniva ammanettato dagli agenti del vicino commissariato.

Le parole con cui Lepore ha invitato i bolognesi a partecipare all’iniziativa sono state quanto di più incendiario si potesse immaginare: «Bologna  resterà unita e affronterà questa tragedia da città democratica che crede nello Stato di diritto e nelle istituzioni. È così che in altre occasioni abbiamo ottenuto verità e giustizia anche quando le nostre ferite erano molto profonde». Roba da crederci. “Verità e giustizia” le si ottengono forse con le manifestazioni di piazza? Non con le indagini di pm e polizia?

C’è, in queste parole, l’implicita sfiducia nello Stato e la pretesa di un Comune di sostituirsi ai poteri pubblici preposti all’accertamento della verità. Certe cose accadono nei Paesi in preda alla confusione civile e al conflitto tra autorità, non in una moderna democrazia industriale, come, piaccia o non piaccia, rimane l’Italia.

La sfiducia nello Stato che arrivava dal proclama del sindaco ha fornito agli autonomi di Bologna il pretesto per far vivere alla città una serata di guerriglia urbana.

Impressionati dalle scene di brutalità che arrivano dagli Stati Uniti, molti credono (o trovano convenienza nel credere) che in Italia viviamo in una situazione simile, con i nostri agenti di polizia assimilati ai picchiatori anti-immigrati che operano negli Usa. Una cosa del genere la possono pensare solo gli antagonisti che frequentano i centri sociali. È grave se una assurdità simile arriva anche dalle parole di un sindaco. Vuol dire che quel sindaco non rappresenta tutti i cittadini ma solo la parte più facinorosa della città.

E dire che il ministro Matteo Piantedosi è stato chiaro: «Chi usa pregiudizi sul caso Fakir non si fida di polizia e pm. Non esiste un modello Ice in Italia. Nessuno è al di sopra della legge». Ed è certo che la magistratura non farà sconti a nessuno Lo  stesso ministro fa capire che non ci saranno indulgenze di sorta: «Non sarà un nuovo Cucchi, se hanno colpe pagheranno»

Ma la demagogia contro lo Stato non è facile da scalfire. Ogni occasione è buona per aizzare la gente contro il governo. Ma bisognerebbe evitare di farlo se si porta la fascia  tricolore.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.