In Italia più occupati, ma come? Aumentano i poveri

mercoledì, 22 Luglio 2026
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Mai così tanti occupati, ma stipendi che faticano a tenere il passo del costo della vita. È questo il paradosso che caratterizza oggi il mercato del lavoro italiano: l’occupazione continua a crescere e raggiunge livelli record, mentre il potere d’acquisto delle retribuzioni resta inferiore a quello di pochi anni fa. L’ultimo rapporto dell’OCSE conferma che l’Italia è tra i Paesi avanzati che hanno recuperato meno terreno dopo la fiammata inflazionistica. I salari reali – cioè quelli depurati dall’aumento dei prezzi – sono ancora inferiori di circa il 6% rispetto ai livelli del 2021. In pratica, anche se molti lavoratori hanno ricevuto aumenti in busta paga, quei soldi oggi consentono di acquistare meno beni e servizi rispetto a quattro o cinque anni fa. Negli ultimi anni il numero degli occupati ha continuato ad aumentare, sostenuto soprattutto dalla crescita dei contratti a tempo indeterminato e dal calo della disoccupazione. Parallelamente, molti contratti collettivi sono stati finalmente rinnovati e l’Istat registra una ripresa delle retribuzioni contrattuali. Si tratta però di un recupero che arriva dopo un lungo periodo nel quale l’inflazione ha corso molto più velocemente degli stipendi. Il risultato è che, se il mercato del lavoro appare più dinamico, le famiglie continuano a fare i conti con una capacità di spesa inferiore rispetto al periodo precedente alla crisi energetica e inflazionistica.

La domanda che molti si pongono è semplice: il mio stipendio è alto o basso rispetto agli altri italiani? Per rispondere è utile guardare alla distribuzione dei redditi. Le ultime elaborazioni sui dati delle dichiarazioni fiscali mostrano una piramide molto concentrata nella parte bassa. Circa un contribuente su tre dichiara meno di 15.000 euro l’anno. Oltre il 60% resta sotto i 29.000 euro. Più di quattro contribuenti su cinque dichiarano meno di 40.000 euro. Soltanto circa il 5% supera i 55.000 euro annui. In altre parole, chi percepisce una retribuzione lorda di 35-40 mila euro all’anno appartiene già alla fascia più alta della distribuzione dei redditi, mentre gli stipendi superiori ai 55-60 mila euro rappresentano una quota molto limitata della popolazione.

Naturalmente il reddito disponibile cambia anche in funzione delle imposte, della composizione familiare e del territorio in cui si vive. Uno stipendio di 35mila euro può garantire un tenore di vita molto diverso tra Milano, Roma, Bari o un piccolo centro di provincia. Molti lavoratori hanno visto crescere la propria busta paga negli ultimi anni. Il problema è che, nello stesso periodo, sono aumentati anche i prezzi di alimentari, energia, affitti, mutui e servizi. È qui che entra in gioco il concetto di salario reale. Se uno stipendio aumenta del 3%, ma il costo della vita cresce del 5%, il lavoratore è, di fatto, più povero di prima.

È esattamente ciò che è accaduto in Italia tra il 2022 e il 2024. I rinnovi contrattuali stanno recuperando parte del terreno perso, ma secondo l’OCSE il recupero è ancora incompleto e il nostro Paese rimane tra quelli che hanno registrato la maggiore perdita di potere d’acquisto tra le principali economie industrializzate. Ma perché gli stipendi italiani crescono così lentamente? Gli economisti individuano diversi fattori strutturali.

Il primo è la bassa produttività, che da oltre vent’anni cresce molto meno rispetto ad altri Paesi europei. A questo si aggiungono una struttura produttiva composta prevalentemente da piccole e medie imprese, rinnovi contrattuali spesso lenti, una pressione fiscale elevata sul lavoro e una crescita economica che, salvo alcune parentesi, rimane modesta.

Il risultato è un mercato del lavoro che crea occupazione ma fatica a generare salari più elevati. E un reddito che qualche anno fa permetteva di sostenere con relativa tranquillità spese come affitto, mutuo, bollette e alimentazione oggi offre un margine molto più ristretto.

La fotografia del mercato del lavoro è quindi fatta di luci e ombre, al netto del sommerso e dell’evasione fiscale. Da una parte ci sono più persone che lavorano, dall’altra, molti che faticano ad arrivare a fine mese.

È il segno di un’economia che ha saputo creare occupazione, ma che deve ancora lavorare per far crescere davvero il valore del lavoro.

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