«I No Tav? Terroristi. Servono le forze speciali dell’Esercito»: parola di magistrato…

lunedì, 27 Luglio 2026
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«Quello dei No Tav è terrorismo, ma c’è stata sottovalutazione»: non le manda dire, Antonio Rinaudo, già pm a Torino. Gli incappucciati della Val di Susa lui li conosce bene. «Stesse dinamiche, era terrorismo dieci anni fa e lo è ancora adesso. All’epoca io e il procuratore Gian Carlo Caselli fummo lungimiranti, loro ciechi».

Oggi, di fronte alle inaudite violenze di Chiomonte, l’ex magistrato della Procura torinese vede confermata la sua tesi. E si sfoga in una intervista al “Corriere della Sera”. La sua denuncia fa capire perché in Italia sia così radicato l’estremismo più violento, perché abbia sempre goduto di tanta, inaudita indulgenza.  «Per gli assalti al cantiere -ricorda- contestammo l’associazione con finalità di terrorismo, ma la Cassazione disse che era solo danneggiamento e non c’era la volontà di impedire la costruzione dell’opera. Parlarono di sproporzione tra le contestazioni e il fatto oggettivo: due o tre molotov non potevano convincere lo Stato a desistere. Trovatemi un altro cantiere al mondo presidiato dall’esercito».

Ma non ci sono solo gli Ermellini nel mirino di Rinaudo. L’ex pm alza il tiro anche sulla corrente più politicizzata delle toghe. «Dicevano che vaneggiavamo, ci chiamavano procuratori d’assalto. Fu un problema di impostazione ideologica, soprattutto di una frangia dell’associazionismo e correntismo della categoria. Leggasi: Magistratura Democratica». Chissà quante, a Rinaudo, gliene devono aver fatte passare, i suoi colleghi della sinistra pura e dura.

Però deve essere una vera soddisfazione, per questo magistrato davvero controcorrente, constatare ora di aver visto giusto. E non si tratta solo dei No Tav, ma anche dei loro parenti stretti, gli Askatasuna e i loro compagni, che hanno trasformato Torino nella capitale dell’anarco-insurrezionalismo in Italia. Rinaudo ne ha pure per i radical chic che tollerano da sempre i violenti nella città della Mole. «Negli ultimi anni c’è stata troppa tolleranza. Askatasuna è arrivata dove è arrivata per colpa di un lassismo generalizzato della nostra città. “Sono solo giovani che dissentono”, era la difesa più comune. Ma sono soggetti che fanno della pura violenza la loro etica».

L’ex pm mette anche in guardia dal rischio di future recrudescenze terroristiche: «Io sarei preoccupato per le ulteriori evoluzioni. Anche le tante presenze straniere sono sintomo di un terreno fertile su cui questi signori vanno a pascolare. Siamo di fronte a un’organizzazione che muove sul territorio persone addestrate alla guerriglia e si pone come obiettivo quello di dimostrare di essere in grado di piegare lo Stato».

Al dunque, come si fronteggia questo vero e proprio attacco organizzato allo Stato che viene dagli incappucciati della Val di Susa? La risposta di Rinaudo arriva secca, come un colpo di frusta: «Di fronte a un attacco violento di questo genere ci vuole una risposta adeguata e proporzionata. Mandiamo le forze speciali dell’esercito, che sanno come muoversi in quel contesto».

Sono parole dure, che risulteranno urticanti per tante anime belle. Ma sono parole quanto mai adatte a scuotere le coscienze in un Paese, come l’Italia, che non può permettersi di tollerare i primi segni di terrorismo. L’esperienza degli anni di piombo sta lì ad ammonirci. Ma molti sembrano aver oggi dimenticato quella tragica lezione

 

 

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