Nazionale riparte da Mancini e Ranieri: “Sentiamo la responsabilità”. Le loro parole | Video

mercoledì, 29 Luglio 2026
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La Nazionale italiana di calcio volta pagina e riparte da due volti simbolo per ricostruire il vertice tecnico dopo la mancata qualificazione al terzo Mondiale consecutivo. Roberto Mancini, commissario tecnico campione d’Europa nel 2021, torna sulla panchina azzurra a quasi tre anni dalle dimissioni dell’agosto 2023, mentre Claudio Ranieri assume l’incarico di direttore tecnico della Figc e presidente del Club Italia. La presentazione ufficiale del nuovo corso si è tenuta nella sede della Federazione alla presenza del presidente Giovanni Malagò, arrivato al vertice della scelta al termine di settimane convulse in cui è tramontata la candidatura di Andrea Pirlo — a causa delle polemiche sui suoi rapporti commerciali con la società di scommesse russa Fonbet — e dopo le conseguenti dimissioni dagli incarichi federali di Paolo Maldini e Leonardo.
Ad aprire la conferenza stampa è stato il presidente Giovanni Malagò, che ha sottolineato la portata del momento: “Sono molto felice. Credo che sentiamo tutti il peso della responsabilità, dovuto forse ai tre Mondiali ai quali non ci siamo qualificati o al fatto che sono vent’anni che non giochiamo una partita a eliminazione diretta in un Mondiale”. Malagò ha poi ricordato la forte attenzione che circonda la maglia azzurra: “Il calcio coinvolge tutti, a qualsiasi livello. Questa grande lente d’ingrandimento e la passione della gente sono il bello del nostro Paese”. Il presidente ha rivelato anche i retroscena dei contatti con le figure chiave del movimento, garantendo la piena sintonia con Gabriele Gravina: “Vi do la mia parola d’onore che con Gabriele Gravina non ci avevo parlato, poi ieri mi ha inviato un messaggio: ‘Giovanni, bravissimo, esattamente quello che avrei fatto’. C’è una condivisione totale della scelta di Roberto”. A confermare il clima disteso con lo spogliatoio è arrivato anche il messaggio del capitano Gianluigi Donnarumma, citato da Malagò: “Visto che non sono potuto andare al suo matrimonio per impegni, gli ho mandato un messaggino e Gigio mi ha risposto: ‘Pres, è esattamente quello che io e la squadra volevamo, grazie'”.

Prendendo la parola, Roberto Mancini ha voluto chiarire subito le dinamiche dell’addio avvenuto nel 2023 prima delle sue esperienze all’estero: “Volevo levarvi un po’ di fatica e anticiparvi sulla mia vicenda di tre anni fa. Credo che allora ci sia stata una mancanza di comunicazione con il presidente Gravina e, se ci fossimo parlati a quattr’occhi, sarebbe cambiato tutto”. Il ct ha proseguito con toni sinceri ed emotivi: “Sono molto dispiaciuto, per me la maglia e la Nazionale sono importanti. Ho perso la donna della mia vita e ho commesso qualcosa che non structures and and non andava fatto. Di questo mi dispiace tanto. La sorte e il presidente Malagò mi hanno dato la possibilità di rifarmi e cercherò di portare l’Italia dove merita”. Riguardo allo scetticismo di parte della piazza, Mancini ha aggiunto: “Capisco che quando capitano cose del genere ci sia anche chi è contrario al mio ritorno, ma cercherò di far giocare la squadra così bene che i tifosi possano perdonarmi per quello che è accaduto”.
Tracciando le linee guida del progetto campo, Mancini si è legato alla Figc con un contratto quadriennale, dichiarando: “Quando sono arrivato la scorsa volta sono rimasto cinque anni, che sono tanti, e stavo benissimo. Era il mio ruolo preferito. Abbiamo firmato un contratto di quattro anni e io spero di poter vincere un trofeo importante, o anche due, e di rimanere anche dopo, se sarà possibile”. Per quanto riguarda l’impostazione di gioco, l’obiettivo è “mettere in campo una squadra che riesca a fare quello che ha saputo fare qualche anno fa. I giocatori ci sono, sono giovani e va data loro fiducia”. Mancini ha poi chiarito: “Io penso che ci siano giocatori bravi e tecnici. Poi troveremo i Bonucci e i Chiellini che faranno da chioccia. Sono convinto che metteremo insieme una squadra che giocherà bene”. Sulle scelte tattiche ha garantito che “la base sarà quella di una squadra con uno spirito offensivo”, aggiungendo sul reparto avanzato: “Mi auguro che Kean e Retegui facciano gli stessi gol di Ciro, perché Immobile ne ha segnati molti. Ma, in generale, non penso che siamo messi così male in attacco”. Mancini ha infine rimarcato l’importanza del lavoro integrato con le giovanili e della flessibilità: “Contano gli uomini, contano i sistemi di gioco, perché comunque bisogna anche adattarsi ai giocatori che si hanno e non pensare che il proprio sistema sia quello giusto se poi ci sono calciatori che non possono interpretarlo. Io penso che le Nazionali, almeno l’Under 21, l’Under 20 e l’Under 19, debbano avere la stessa identità, anche perché per me i giocatori bravi, a 18 anni, devono avere la loro opportunità”.
Al fianco di Mancini lavorerà Claudio Ranieri, che ha accolto il ruolo di direttore tecnico con profonda commozione: “È soltanto il coronamento di una carriera, una cosa bellissima. Non credevo che potesse accadere e sono molto orgoglioso. So che ci sarà da lavorare tantissimo, in una situazione difficile, ma la mia carriera da allenatore dimostra che, di fronte alle difficoltà, non mi sono mai tirato indietro. È un compito arduo, ma ciò che mi preme di più è far innamorare di nuovo i tifosi italiani della Nazionale e permettere ai bambini di vederla finalmente giocare i Mondiali”. Nel definire la divisione dei compiti, Ranieri ha chiarito: “Quanto tempo serva per sistemare il calcio è difficile da dire. Roberto deve sistemare il campo, io sono chiamato a risolvere la situazione che non si vede, il lavoro dietro le quinte”.
L’analisi di Ranieri si è poi concentrata sulla rifondazione della base del calcio italiano, richiamando anche recenti analisi del settore: “Quando Maldini diceva che ci vogliono dieci anni, si riferiva al fatto che ci sono tanti ragazzi di 10-12 anni da curare e aiutare a diventare bravi. La differenza con le altre nazionali è che noi siamo bravi nella tattica, loro nella tecnica. Bisogna tornare al dribbling”. Un punto cruciale per il neo direttore tecnico riguarda l’accessibilità economica per i giovani e le famiglie: “I primi di giugno ero a Cagliari e un addetto ai lavori mi ha detto che i bambini spendono troppo per andare alla scuola calcio. Voglio capire come funziona il settore giovanile scolastico. I bambini, per andare alle scuole calcio, spendono troppi soldi e ci sono famiglie che non possono permetterselo. Non possiamo permetterci, in questo momento storico in cui i giovani sono attratti da altri giochi e dai videogiochi, di allontanarli dal pallone. Dobbiamo cercare di riportarli al calcio e, per farlo, dobbiamo abbassare i prezzi delle scuole calcio”. Infine, Ranieri ha invocato un radicale cambio metodologico: “Bisogna cambiare approccio: basta con la tattica esasperata fin da bambini per cercare soltanto la vittoria. Occorre tornare a sviluppare la tecnica individuale. Nelle giovanili italiane si lavora bene collettivamente, ma l’ultimo salto dall’Under 21 resta difficilissimo. All’estero non si esaspera la tattica di squadra come da noi. Dobbiamo riorganizzare i settori giovanili, insegnando a stoppare una palla, tirare in porta e affrontare l’uno contro uno, impostando e correggendo i ragazzi come si fa nel tennis, per dare al selezionatore della Nazionale più opzioni e più scelta in futuro”.
In conclusione di conferenza, Giovanni Malagò ha risposto anche alle domande sulle recenti spaccature istituzionali internazionali tra FIFA e UEFA, dovute alle proposte della FIFA sull’organizzazione dei Mondiali tramite società private: “Tra la Fifa e l’Uefa oggi la situazione è veramente di totale conflittualità. Si sapeva che già fosse così, però questa vicenda ha determinato oggettivamente una sorta di confine tra queste due realtà. Onestamente, in questi giorni ne avrei fatto volentieri a meno”. Malagò ha spiegato di essere stato contattato direttamente dai vertici europei: “Ieri sera il segretario generale dell’Uefa mi ha chiamato, chiedendo la mia disponibilità per una videoconferenza con le federazioni più prestigiose d’Europa, Germania, Spagna, Francia e Inghilterra, e questo è stato un attestato di grande prestigio per la Figc e per chi mi ha preceduto”. Il presidente ha infine ribadito che, durante il confronto, il presidente dell’UEFA Aleksander Ceferin ha espresso contrarietà verso il progetto FIFA, delineando una presa di posizione che va ben oltre i soli confini del calcio giocato.

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