Torna alta la tensione in Val di Susa, dove i militanti No Tav hanno lanciato una nuova sfida alle istituzioni nonostante il divieto di campeggio disposto dalla Prefettura di Torino. Dal presidio di Venaus è arrivato un appello a ritrovarsi per una mobilitazione, accompagnato da un messaggio dai toni duri: «Vogliamo rompere l’assedio» e «ribaltare la paura, per farla cambiare di campo».
I manifestanti hanno invitato i sostenitori a raggiungere il presidio o a esporre bandiere e simboli No Tav dalle proprie abitazioni, accusando istituzioni e forze dell’ordine di condurre un «attacco» contro la valle attraverso repressione e controlli.
Nei giorni scorsi il prefetto di Torino ha istituito una zona rossa nei Comuni interessati dalla protesta, vietando il campeggio libero e l’accesso ad alcune aree vicine ai cantieri dell’alta velocità. Le ordinanze prevedono anche il divieto di portare con sé caschi, maschere, fumogeni, materiale esplodente e bottiglie di vetro, con l’obiettivo di prevenire episodi di violenza.
La strategia delle autorità punta a evitare il ripetersi degli scontri registrati nei giorni scorsi tra manifestanti e forze dell’ordine. I No Tav, però, hanno deciso di restare a Venaus, modificando più volte il programma delle iniziative e alternando assemblee, dibattiti e momenti ricreativi ad annunci di nuove mobilitazioni.
Le dichiarazioni del movimento hanno suscitato reazioni politiche. La deputata della Lega Simonetta Matone ha definito «inaccettabile» quello che considera un ricatto alle istituzioni, chiedendo fermezza nella tutela dell’ordine pubblico. Intanto le forze dell’ordine mantengono alta l’attenzione, monitorando costantemente la situazione per scongiurare nuove tensioni.
