A Ceuta i binocoli continuano a essere puntati sulla terraferma e gli orologi scandiscono il tempo che separa l’enclave spagnola dalla prossima, possibile, seconda invasione di migranti dal Marocco.
Il rischio che il 15 agosto si ripetano i fatti avvenuti alla fine di luglio è concreto. Il Centro nazionale d’intelligence (Cni) considera “pienamente credibile” la campagna che circola sui social e che invita a un nuovo assalto a Ceuta. Gli analisti non escludono che gli organizzatori possano anticipare la data, sfruttando l’effetto sorpresa. Per questo, da giorni vengono monitorati gruppi Facebook, chat WhatsApp e profili TikTok dove circolano messaggi manipolati e false informazioni sulle presunte falle nei controlli di frontiera, capaci di mobilitare migliaia di persone in poche ore.
Nell’exclave la calma è solo apparente. Restano 3.500 migranti, i centri sono al collasso e l’ex ospedale militare è stato trasformato in una camera mortuaria di emergenza. Qui sono allineati i corpi delle vittime dell’esodo: finora sono state accertate 80 persone morte durante le traversate a nuoto verso Ceuta e solo due salme sono state identificate . La Guardia Civil continua le ricerche dei dispersi, mentre Rabat ha confermato il ritrovamento di altri 11 cadaveri nelle acque marocchine.
La tensione resta altissima: il governo ha inviato 100 agenti della Guardia Civil per rafforzare la sicurezza nei quartieri più esposti. Intanto sono iniziate le procedure individuali di identificazione e valutazione delle domande di asilo, con particolare attenzione ai minori non accompagnati, il gruppo più vulnerabile. Ne sono stati identificati 528, ma secondo il sindaco-presidente della città autonoma, Juan Jesus Vivas, sarebbero circa 1.100 quelli ancora presenti a Ceuta. Madrid richiama il meccanismo di redistribuzione obbligatoria, ma lo scontro politico con le regioni governate da Partito Popolare e Vox resta aperto.
Sul fronte giudiziario, l’Audiencia Nacional ha chiesto alla Guardia Civil un rapporto sugli eventuali allarmi dell’intelligence rimasti inascoltati. Anche il Marocco ha avviato procedimenti: la Procura di Tetouan ha incriminato 25 persone per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e violenze, mentre altre 52 sono state portate davanti ai tribunali dopo gli scontri a Melilla.
La crisi si riflette ora anche sul piano sportivo e diplomatico. In Spagna, dopo Sumar, anche Vox chiede di escludere il Marocco dai Mondiali 2030, assegnati alla candidatura congiunta di Spagna‑Portogallo‑Marocco. Una mozione è stata presentata al Congresso per sollecitare la Fifa a rivedere il ruolo di Rabat, accusato da alcuni settori politici di non aver garantito il controllo della frontiera nei giorni dell’assalto.
L’attesa prosegue e nel frattempo Juan Jesus Vivas, parlando in videoconferenza con la Commissione LIBE dell’Ue, ammonisce che il Parlamento europeo dovrebbe aprire gli occhi di fronte a quella che “non è stata una crisi migratoria, ma una violazione dell’integrità territoriale di Ceuta, della Spagna e dell’Unione”.
