Stop a WhatsApp e cellulari in Aula. Alla Camera torna la proposta di blindare i lavori parlamentari dalle distrazioni digitali: niente chat, niente smartphone e, in una versione ironica ed estrema circolata nei corridoi addirittura i deputati dovrebbero entrare bendati per non farsi influenzare da ciò che accade online. Il caso è esploso dopo che la Procura di Roma ha chiesto alla Giunta per le autorizzazioni della Camera di poter acquisire le chat tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, indagato per riciclaggio. Delmastro non è indagato, ma secondo il difensore del secondo in quelle conversazioni ci sarebbero alcuni: “discorsi e frasi inopportune per il ruolo che all’epoca rivestiva Delmastro”, pur senza riferimenti a illeciti. Da qui la riapertura del dibattito sulla trasparenza e sull’uso dei dispositivi in Parlamento. Nelle ultime settimane si è parlato di regole più rigide ovvero: niente cellulari durante le sedute, niente scambio di messaggi durante le votazioni, e controlli più severi sui contenuti condivisi dai deputati. La battuta sui deputati bendati è nata proprio per sottolineare il paradosso: per evitare fughe di notizie e condizionamenti esterni, alcuni hanno proposto di isolare completamente i parlamentari durante i lavori, come se dovessero entrare in Aula senza vedere cosa succede in rete. La questione si intreccia con un tema più ampio: la gestione dell’informazione e della disinformazione. Solo ieri a Roma, nella sede del Parlamento Europeo, si è discusso di guerra ibrida e cognitiva e della necessità di tutelare la democrazia nell’era digitale. Il caso Delmastro è solo il pretesto. Il vero nodo è la credibilità delle istituzioni nell’era delle chat. Analizzando i fatti da un lato c’è l’esigenza dei magistrati di accedere a conversazioni che possono essere rilevanti per le indagini. Dall’altro c’è la paura dei parlamentari di vedersi esposti pubblicamente per battute private e inopportune. Vietare i cellulari non risolverà il problema. Anzi rischia di sembrare una fuga o una misura simbolica. La vera sfida è un’altra: definire cosa è pubblico e cosa è privato per chi rappresenta le istituzioni, e come conciliare trasparenza con diritto alla riservatezza. Intanto l’immagine dei deputati bendati che ha fatto il giorno del web è la perfetta fotografia di un Parlamento che fatica a trovare il giusto equilibrio tra tecnologia, riservatezza e responsabilità pubblica.



