L’Italia in fiamme letteralmente. Fiumi a secco, mari che sembrano piscine e città roventi. Si cuoce, oggi più che mai. Sul fronte fiumi è scattata l’emergenza siccità. Il Po è sceso a quota -8,4 metri a Pontelagoscuro, livello tra i più bassi di sempre. Il Tirreno ha toccato i 32°C. E oggi, è atteso il picco del caldo record: 27 capoluoghi sono in bollino rosso. Il grande fiume è in sofferenza. Al Ponte di Piacenza il Po segna -7 metri, a Cremona -6,8. L’anticiclone africano e la mancanza di piogge da settimane hanno prosciugato gli affluenti e abbassato le portate. Gli agricoltori della Pianura Padana lanciano l’allarme: senza acqua per l’irrigazione rischiano di perdere mais, riso e soia. Le idrovore lavorano a pieno regime per spingere l’acqua dolce verso monte e contenere l’intrusione del cuneo salino dal delta. Nel frattempo il mare va in ebollizione. Il Tirreno ha raggiunto i 32°C in alcune zone della costa laziale e toscana, valori 4-5 gradi sopra la media stagionale. Anche l’Adriatico e lo Ionio sono sopra i 29-30°C. Acqua “da bagno” che favorisce le meduse e mette a rischio gli ecosistemi marini e la pesca. Il caldo non dà tregua. Il Ministero della Salute ha esteso il bollino rosso a 27 città: da Roma a Milano, da Napoli a Bologna, da Firenze a Bari. Le temperature massime potranno superare i 40°C, con picchi di 42-43°C nelle aree interne. Raccomandati: niente uscite nelle ore centrali, idratazione e attenzione ad anziani e fragili. La Protezione Civile ha attivato i piani anti-caldo. Aumentano i ricoveri per colpi di calore e disidratazione. I sindaci hanno aperto i centri climatizzati e prolungato gli orari delle fontanelle. Non è solo un’ondata di calore. È la fotografia di un’estate climatica nuova. Da una parte fiumi che si svuotano e agricoltura in ginocchio. Dall’altra mari che si scaldano come mai prima, con conseguenze su pesci, turismo e salute. Il Po a -8,4 metri è un segnale d’allarme idrico che non possiamo più ignorare. E i 32°C del Tirreno non sono un record da spiaggia: sono carburante per temporali violenti e per il surriscaldamento globale del Mediterraneo. Oggi è il picco, ma il problema resta. Servono piani strutturali per l’acqua, non solo ventilatori e ombrelloni. Altrimenti ogni estate sarà peggio della precedente.



