Vladimir Putin potrebbe testare la determinazione della Nato con un attacco limitato contro un Paese alleato nei prossimi anni. È questo lo scenario delineato da nuovi rapporti dell’intelligence statunitense, secondo cui Mosca potrebbe valutare opzioni che vanno da un attacco informatico a una limitata incursione terrestre.
Finora, riferisce il Wall Street Journal, era considerato “improbabile” che Putin decidesse di provocare un Paese della Nato mentre la guerra in Ucraina è ancora in corso. Le nuove valutazioni, illustrate da funzionari statunitensi, arrivano però in una fase in cui Washington deve fare i conti anche con la riduzione delle proprie scorte di munizioni strategiche, dovuta sia agli aiuti militari inviati a Kiev sia alle operazioni legate al conflitto con l’Iran.
Tra le riserve considerate più critiche figurano i missili a lungo raggio Precision Strike Missile (PrSM), gli Army Tactical Missile System (Atacms) e i missili terra-aria a corto raggio Stinger, hanno riferito funzionari statunitensi.
La valutazione secondo cui un attacco del Cremlino fosse improbabile è però cambiata all’inizio dell’anno, con il progressivo aggravarsi delle difficoltà di Putin in Ucraina e l’aumento delle pressioni interne per ottenere una vittoria. I droni di Kiev stanno infatti infliggendo danni crescenti sia alle forze armate sia all’industria petrolifera russa, mentre le truppe di Mosca continuano ad avanzare lentamente sul fronte, pagando un costo elevato in termini di perdite.
I leader americani ed europei rilevano inoltre un numero crescente di episodi che interpretano come tentativi russi di sondare la determinazione dell’Alleanza. Tra questi vengono citati missili da crociera russi caduti in territorio polacco e droni entrati nello spazio aereo della Romania.
Secondo i funzionari statunitensi, l’obiettivo di un eventuale attacco limitato contro un Paese Nato, mentre il conflitto in Ucraina è ancora in corso, sarebbe quello di mettere alla prova la coesione dell’Alleanza e favorirne una possibile frammentazione.
“L’incognita riguarda la risposta che darebbero gli Stati Uniti in un caso del genere”, ha osservato Heather Conley, senior fellow dell’American Enterprise Institute, riferendosi all’ipotesi di un’incursione russa. “Mettere in discussione la credibilità della Nato e separare gli Stati Uniti dai loro alleati è sempre stato un obiettivo” di Mosca, ha aggiunto.
Mentre Putin fatica a consolidare i risultati sperati in Ucraina, l’intelligence statunitense sta valutando se il Cremlino possa intensificare le proprie azioni aggressive nei confronti degli alleati europei nei prossimi anni. La preoccupazione è che un leader russo sempre più sotto pressione possa diventare sempre più imprevedibile e disposto ad assumere rischi maggiori.



