Poesia ed estetica nella moda. Parla la stilista Alessandra de Vito Piscicelli: “Mi ha ispirato D’Annunzio, ecco come”

lunedì, 10 Agosto 2026
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Quando la poesia e l’estetica di Gabriele D’Annunzio incontrano la creatività, la sensualità e la raffinatezza dell’alta moda, il mix non può che essere esplosivo. Da questa poetica premessa nasce “Per Non Dormire”, il brand di haute couture di Alessandra de Vito Piscicelli e Paola Rota. Abbiamo incontrato a Capalbio la stilista, contessa ed interior designer, Alessandra de Vito Piscicelli, che ci ha raccontato in un’intervista esclusiva per Lo Speciale Giornale come nasce la casa di moda, le sfilate e i successi internazionali.

Come prende vita il naming dell’attività?

Il marchio nasce per una serie di concatenazioni ed incastri. Anni fa incontrai la Presidente della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani, Annamaria Andreoli, con cui organizzai una grande mostra sull’estetismo di D’Annunzio, in particolare esponemmo le camicie da notte, le scarpe falliche, unite a dei pezzi della mia famiglia. Il mio bisnonno, Pompeo Nuccio, era amico ed avvocato del Vate. Pensi che io possiedo delle poltrone bordò su cui D’Annunzio si accomodava nella Capitale quando incontrava il mio bisnonno.

Fino a che punto D’Annunzio e la sua estetica hanno condizionato i suoi lavori?

Il marchio è una storia di lusso e femminilità, celebra l’esistenza di Gabriele D’Annunzio e il suo concetto di vita come opera d’arte. Nella mia prima sfilata al Palazzo delle Esposizioni a Roma ho utilizzato come portafortuna la testa della Vittoria alata dell’artista Renato Brozzi, amico di D’Annunzio e del mio bisnonno. In quella occasione Vittorio Sgarbi ha fatto la presentazione del defilé e la principessa Caracciolo mi diede un’intera collezione di gioielli Buccellati da abbinare alle mie proposte.

Quali creazioni mostrò al pubblico?

Camicie da notte preziosissime, in chiffon e merletti Hallettes leggerissimi, anni Trenta, inseriti nelle realizzazioni, eseguite rigorosamente a mano e non a macchina. Nelle mie collezioni propongo una lingerie esclusiva, al pari di un capo d’alta moda. Ho potuto acquisire cinque modelli di camicie da notte di D’Annunzio per poi reinterpretarli con uno stile più moderno, inserendo delle ampie scollature e rifinendo i capi con ruches e ricami. Ho dato una nuova vita a questo particolare capo perché D’Annunzio, all’epoca, attendeva le sue amanti e faceva indossare loro delle camicie da notte pregiate. Il legame con il sommo poeta fa parte della storia della mia famiglia fin da sempre.

Lei non è solo una stilista, ma anche un interior designer e consulente di eventi. Come si sviluppa la sua creatività?

La casa di mia nonna era un vero e proprio museo a cielo aperto. La mia dimora a Capalbio rispecchia il mio stile ridondante con una forte passione per il bello, i tessuti e l’arredo. L’amore per il design proviene da mia nonna, che era pittrice, anche mia madre era una grande creativa. Ricordo la nostra villa a Castel Gandolfo, appartenuta a Luchino Visconti, arredata con grande gusto. Anche se non ho mai studiato architettura, tuttavia fin da piccola ho respirato la bellezza che ho cercato di infondere anche nella casa di Roma, che è stata inserita dalla rivista Villa e Giardini tra le cinquanta dimore di charme italiane più esclusive. Ho valorizzato diversi terrazzi e giardini di personalità della cultura e dell’aristocrazia. L’arredo per i matrimoni l’ho sviluppato utilizzando delle scenografie di mobili particolari di famiglia. Anni fa organizzai la festa dell’azienda La Mer all’Accademia americana a Roma realizzando un bar a righe con la sabbia di Capalbio.

Dove avvenne la prima sfilata?

In occasione di AltaRoma alla Sala Sinopoli dell’Auditorium. Le modelle, con le sensuali camicie da notte, erano a piedi nudi, a sinistra era posizionata la testa della dea Vittoria e sul palco c’era Chiara Muti, la figlia del famoso direttore d’orchestra, con uno smoking appartenuto a D’Annunzio, senza nessuna biancheria intima, che leggeva le poesie del Vate con il sottofondo della musica di Satie e i ballerini che danzavano, nel finale appariva un modello con un pigiama di chiffon nero trasparente. Stefano Dominella mi fece i complimenti, sono stata tra le prime designer a far dialogare arte, moda, musica, danza e poesia.

Successivamente arriva per lei anche una stagione televisiva.

Apro il mio primo showroom a Roma a Piazza Ungheria frequentato dall’alta borghesia capitolina e da una clientela internazionale. Grazie all’incontro con il produttore Rai, Giorgio Venturini, le mie creazioni arrivano in tv nelle trasmissioni “Oltre moda” e “Moda”. La mia lingerie viene acquistata dalle principesse arabe che ne ordinano un’intera collezione. In occasione del matrimonio di una di loro, la madre della sposa mi chiese di realizzare i capi con delle lunghe maniche che coprissero le braccia poichè nella cultura islamica non devono mai essere mostrate. In seguito a ciò Alberto Masotti, all’epoca presidente del brand La Perla, mi convocò a Milano per vedere i miei lavori.

Quali sono state le sfilate più importanti nel corso degli anni?

A Londra e a Gstaad, dove ho organizzato un’intera performance in teatro con un’equipe di ballerini. Al Castello di Tor Crescenza di Sofia Borghese e all’Hotel Flora a Roma. Proprio in questa ultima location ho ideato una presentazione per soli uomini, senza nessuna donna volutamente invitata. Sul roof garden ho allestito un corner di cognac e sigari e da una cornice d’oro ho fatto uscire le modelle. In prima fila avevo persino Bud Spencer che si è molto divertito. Il defilé è stato impreziosito da una serie di costumi ispirati ai sette vizi capitali. La lussuria è stata interpretata da un’armatura di alluminio con davanti un catenaccio. Nel corso degli anni ho avuto vari clienti che hanno comprato le camicie da notte sia per le mogli che per le loro amanti.

Come vuole sentirsi la donna che si affida a lei?

Femminile, elegante e sensuale. Il mio mito è Carolina di Monaco perché riesce a racchiudere tutte queste caratteristiche. Non concepisco chi a priori mi dice: “non è il mio genere” per poi ricredersi e non togliersi più di dosso le mie creazioni.

Tra i capi cult del brand?

Ho quattro tipologie di pantaloni: anni Settanta di cady, a palazzo in cady e cotone, il “marinaio” con due grandi bottoni in jeans, infine quelli in velluto in jersey che non si sgualciscono in valigia. Tra le camicie ce sono tre: il modello con il grande collo e maniche in ruches, la versione con la manica larga e infine il top all’americana con i volant davanti che si può aprire e chiudere a seconda di quanto sexy ci si vuole sentire. Tra gli abiti iconici troviamo i duncan dannunziani di raso in seta. La mia cliente è una donna che vuole indossare un abito da sera personalizzato, desidera un capo unico, un vestito ideato solamente per lei per combattere la globalizzazione della moda.

Il Governo a suo avviso potrebbe fare di più per il settore moda?

Non ho mai usufruito di finanziamenti da parte dello Stato, certamente servirebbe un maggiore impegno da parte delle Istituzioni. Ci siamo troppo americanizzati, il mix and match non lo capisco, perché su un tessuto devo mettere la plastica? Non c’è armonia rispetto alla femminilità e all’eleganza.

Tra gli stilisti chi è il suo mito?

Valentino, che ho avuto la possibilità di incontrare all’Eagle Club di Gstaad. Lui è arrivato vestito di bianco insieme ai suoi inseparabili carlini. Una mia amica voleva presentarmelo, ma non ho voluto, ho preferito amarlo da lontano, ammirarlo come un mito.

Fra i designer e i brand attuali chi preferisce?

Ralph Lauren e Giambattista Valli per la costruzione degli abiti.

Realizza anche degli accessori molto singolari.

Sono una cultrice della bigiotteria, ne ho tantissima, in particolare lavoro i bracciali con il ferro e il plexiglass.

Vive a Capalbio da diversi anni: quanto è cambiata nel tempo?

Questa località era un posto dell’intellighenzia di sinistra, ma anche di destra, trasversale. Qui venivano in vacanza Giorgio Napolitano, Philippe Daverio, Gianfranco Fini. Oggi questo mondo è finito, è sicuramente un posto low profile e radical chic, completamente differente dall’esibizionismo estremo della Costa Smeralda. Sono napoletana, mi manca la costiera. I miei figli sono cresciuti a Capalbio con la tranquillità di questo luogo, il mare e la natura incontaminata, ed è proprio qui che amo accogliere le clienti, nel mio showroom-giardino vicino al mare.

Courtesy photo of Per Non Dormire

Di seguito l’intervista video su Lo Speciale Giornale ad Alessandra de Vito Piscicelli

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