Ci sono momenti della propria vita artistica che, con il trascorrere degli anni, sembrano appartenere a un’altra epoca. Restano nella memoria di chi li ha vissuti, magari in qualche fotografia dimenticata, in un invito conservato in un cassetto. E qualche volta, inaspettatamente, tornano alla luce attraverso un vecchio filmato.
È quanto mi è accaduto a distanza di circa ventisei anni, quando mi sono ritrovato davanti alle immagini dell’inaugurazione della mia mostra di pittura allestita a Palermo, nelle prestigiose sale di Palazzo Asmundo, proprio di fronte alla Cattedrale. Rivedere oggi quelle immagini ha significato ritrovare non soltanto i quadri esposti, ma anche un ambiente, un’atmosfera e una Palermo culturale e mondana che appartengono ormai al passato.
La mia formazione legata al mondo del costume e della moda permette di comprendere meglio il carattere della mia pittura. Le opere presentate in quella occasione sembrano infatti muoversi in uno spazio sospeso tra pittura, illustrazione, costume e teatro: figure femminili, architetture fantastiche, elementi decorativi, animali, lune e paesaggi immaginari compongono il mio universo personale.
La scelta di Palazzo Asmundo come sede dell’esposizione conferiva alla mostra una particolare suggestione. Il palazzo, posto nel cuore monumentale della città, offriva un contesto capace di mettere in relazione le opere contemporanee con la storia, il gusto e la tradizione del capoluogo siciliano.
In questo contesto, non era casuale nemmeno la presenza di Gabriele Arezzo di Trifiletti, che aveva organizzato l’evento. Arezzo di Trifiletti era molto più di un semplice appassionato di abiti antichi: la sua straordinaria collezione, costruita nel corso di decenni, sarebbe diventata una delle più importanti raccolte europee di storia del costume. La sua passione nasceva dalla volontà di preservare, attraverso gli oggetti, la memoria di una società e di un’epoca. La sua figura dava quindi alla mostra una precisa collocazione nel mondo culturale legato alla ricerca estetica.
A presentare l’iniziativa fu Nicoletta Moretti, nome autorevole del giornalismo italiano della moda e del costume. Moretti aveva fondato e diretto Book Moda, una delle pubblicazioni più note del settore, e aveva collaborato con importanti testate femminili nazionali.
Le immagini dell’inaugurazione restituiscono oggi la presenza di numerosi invitati nelle sale del palazzo. Si vedono persone conversare, osservare le opere, muoversi negli ambienti della mostra. Gli abiti degli ospiti, le acconciature e il modo di stare insieme raccontano, forse più delle parole, l’atmosfera di quella serata.
Ed è proprio questo il fascino del filmato ritrovato: non documenta soltanto una mostra, documenta un’epoca. Rivedendo quelle immagini si possono ritrovare persone, relazioni e atmosfere che il tempo aveva inevitabilmente allontanato.
La cosa singolare è che, nonostante il successo dell’iniziativa e la notevole partecipazione del pubblico, oggi non sembra essere rimasta una documentazione giornalistica facilmente reperibile dell’evento. E così il vecchio filmato assume quasi il valore di un documento d’archivio.
Le immagini diventano la testimonianza di una serata che rischiava di scomparire, restituendo alla memoria una pagina della Palermo culturale di quegli anni e, allo stesso tempo, una tappa del mio percorso artistico.
A volte la memoria non si conserva nei grandi archivi. Rimane in una videocassetta, in alcune fotografie, in un quadro appeso a una parete. E basta ritrovare quelle immagini perché, dopo ventisei anni, una serata torni improvvisamente a vivere.









