Scade il memorandum di tregua Usa-Iran: nessun accordo, Teheran pronta a escalation

lunedì, 17 Agosto 2026
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La finestra negoziale di 60 giorni aperta con la firma del memorandum di Islamabad è scaduta oggi senza che Stati Uniti e Iran abbiano raggiunto un’intesa per porre fine al conflitto in corso. L’accordo temporaneo, siglato il 17 giugno scorso a Islamabad, prevedeva colloqui su due assi principali: l’allentamento delle sanzioni e la questione nucleare. Nessun piano concreto per la cessazione delle ostilità è stato annunciato da nessuna delle due parti.

Secondo fonti iraniane e arabe citate dal Wall Street Journal, Teheran avrebbe utilizzato questi due mesi non per avanzare sul fronte diplomatico, ma per prepararsi a un’intensificazione dei combattimenti, convinta che Washington stesse guadagnando tempo in vista di un futuro attacco.

In un ulteriore sviluppo della crisi regionale, il presidente americano Donald Trump ha annunciato ieri la riduzione delle esercitazioni militari congiunte con la Corea del Sud, citando tra le motivazioni il suo rapporto con il leader nordcoreano Kim Jong Un e la mancata assistenza di Seul nel conflitto con l’Iran. Secondo quanto riferito dallo Stato maggiore congiunto sudcoreano, le esercitazioni sono tuttavia iniziate regolarmente oggi, come previsto in agenda.

Tregua USA – Iran, la posizione di Teheran: “Nessuna scadenza vincolante”

Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, ha preso le distanze dall’idea stessa di una scadenza negoziale. “Non esiste alcuna scadenza di 60 giorni nel testo del memorandum d’intesa e la Repubblica Islamica dell’Iran non formula mai le proprie politiche sotto pressione, ultimatum o scadenze temporali”, ha dichiarato Baqaei nel corso di un briefing con la stampa, citato dall’agenzia Fars.

Il portavoce ha poi attribuito il fallimento dei colloqui alle condotte americane. “A causa della palese e diffusa violazione del memorandum d’intesa del 18 giugno da parte degli Stati Uniti, avvenuta solo poche settimane dopo la sua firma, non sono stati avviati colloqui e, di conseguenza, la questione del periodo di 60 giorni ha perso completamente di rilevanza”, ha concluso Baqaei.

Secondo il Wall Street Journal, che cita funzionari iraniani e arabi, Teheran avrebbe impiegato i 60 giorni di tregua per intensificare la produzione di missili e droni e per nominare figure intransigenti in posizioni chiave dell’apparato militare e politico. Funzionari dell’intelligence araba avrebbero segnalato un “cambiamento strategico” tra i vertici iraniani finalizzato a “preparare le proprie forze ad ampliare la guerra”.

Mohammad Hassan Sangtarash, analista della difesa con sede a Teheran, ha dichiarato che “in Iran è diffusa l’opinione che la guerra vera e propria non sia ancora iniziata”.

Teheran smentisce un nuovo mediatore

Baqaei ha anche smentito la notizia, riportata ieri dal sito Axios, secondo cui il presidente del Kurdistan iracheno, Barzani, avrebbe contattato i Pasdaran per aprire un canale diretto con l’amministrazione Trump. “Il problema principale tra Teheran e Washington non è la mancanza di un mediatore”, ha dichiarato il portavoce, citato dall’agenzia Tasnim.

Baqaei ha ricordato che Pakistan e Qatar svolgono già un ruolo di intermediari, e ha identificato altrove le cause dell’impasse. “La principale sfida tra Iran e Stati Uniti non è la questione della mediazione, ma il problema risiede nel tipo di visione, nei calcoli errati e nell’insistenza del governo americano su metodi e approcci che si sono rivelati fallimentari centinaia di volte”, ha dichiarato il portavoce.

Stretto di Hormuz: Erdogan chiede la riapertura

Sul fronte delle ricadute economiche del conflitto, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha invocato la riapertura immediata dello Stretto di Hormuz. “La chiusura dello stretto di Hormuz è un problema serio, che sta affliggendo il commercio a livello globale. La Turchia lavora affinché lo Stretto venga riaperto e il passaggio di petrolio riprenda”, ha detto Erdogan in un’intervista ad Al Jazeera. Il presidente turco ha aggiunto che anche l’Iran condivide questa posizione: “È l’unica maniera per evitare che i mercati ristagnino nuovamente”.

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