Il mondo dello sport italiano e internazionale piange la scomparsa di Varenne, il leggendario trottatore nato a Copparo il 19 maggio 1995 e considerato il più forte di tutti i tempi. Scomparso all’età di 31 anni nell’allevamento ‘LJ’ di Eboli, in provincia di Salerno, il “Capitano” è stato stroncato da un arresto cardiaco fulminante che ha chiuso un’epoca d’oro per l’ippica mondiale. Con un palmarès straordinario che vanta 63 vittorie in carriera — tra cui le prestigiose affermazioni al Prix d’Amérique, all’Elitloppet e alla Lotteria di Agnano — Varenne ha conquistato il titolo di cavallo da trotto più ricco della storia, con un totale di premi vinti superiore ai 6 milioni di euro.
A raccontare gli ultimi istanti del campione è Dario De Angelis, titolare della struttura salernitana, che ha ricordato come la situazione sia precipitata improvvisamente durante la notte: “È stato un arresto cardiaco fulminante, veloce com’era in pista: non ha sofferto e questa è l’unica cosa che ci dà un po’ di conforto”, ha spiegato De Angelis. “Varenne portava qualche acciacco legato all’età, ma ultimamente si stava riprendendo. Poi stanotte è stato qualcosa di improvviso. Per chi fa questo lavoro e allevatore di trottatori, l’idea che ti arriva a casa il più grande di tutti i tempi è stata un’emozione indescrivibile”.
Il trasferimento nella tenuta campana di circa 50 ettari era stato fortemente voluto dallo storico patron di Varenne, Enzo Giordano, scomparso poco più di un anno fa. Un ricongiungimento speciale che De Angelis ha voluto sottolineare con profonda commozione: “Avere qui Varenne è stata una cosa meravigliosa, ma l’ho sempre vissuta con una punta di malinconia perché mi mancava il proprietario”, ha confidato l’allevatore. “Oggi mi piace pensare che sia andato via per ritrovare Enzo: si sono ritrovati nuovamente il più grande cavallo di tutti i tempi col più grande proprietario di tutti i tempi”.
Il ricordo di Giampaolo Minnucci: “La storia l’ha scritta lui, gli sarò riconoscente per tutta la vita”
A tracciare il ritratto più intimo del campione è Giampaolo Minnucci, lo storico driver romano che ha condotto Varenne in tutte le sue leggendarie imprese. “La storia l’ha scritta lui, io non ho fatto altro che stargli dietro”, ha ricordato Minnucci. “Se oggi la gente mi riconosce per strada lo devo a Varenne. È stato un connubio perfetto, una macchina perfetta. Non so se sia stato lui a cercare me o io lui, ma ci siamo incontrati e abbiamo fatto la storia”.
Il legame tra il guidatore e il cavallo, nato da un acquisto immediato deciso istantaneamente da lui e Giordano, si è trasformato in un affetto indissolubile durato ben oltre il ritiro agonistico: “È morto a 31 anni e io non ho mai saltato un suo compleanno, il 19 maggio. L’ultima volta l’ho visto proprio il 19 di maggio”, ha rivelato il driver. “All’inizio non pensavo nemmeno che si avvicinasse al 30-40% di quello che ha fatto. Ci bastava fosse un ottimo acquisto, da lì a essere il campione del mondo ci passa molta strada. A Roma si dice ‘come uno che guarda e uno che mangia’”.
Tra le tante affermazioni conquistate insieme in tutto il mondo, tra i ricordi più nitidi di Minnucci resta paradossalmente l’ultima uscita in pista: “Dico l’ultima corsa in Canada, quando lo retrocessero per una squalifica nell’ultima curva: me la tengo stretta insieme a tutte le vittorie”, ha concluso Minnucci. “I cavalli hanno un cuore e un cervello pensante. Ho vinto quasi 6.000 corse in carriera e Varenne ne ha vinte 62 con me, ma è improbabile ritrovare un cavallo come lui”.


