Olbia, Angelo Ratti racconta il pestaggio del branco: “Massacrato perché gay”

martedì, 18 Agosto 2026
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Un’aggressione spietata, scaturita dall’odio omofobo e consumatasi sulle spiagge della Sardegna. Angelo Ratti, 39 anni, artista milanese del collettivo queer “Biscotto della fortuna”, è stato vittima di un brutale pestaggio di gruppo al bar Kando, in località Porto Istana a sud-est di Olbia, nelle prime ore del 14 agosto. Il bilancio è drammatico: lesioni al viso, perdita di sensibilità alla guancia, danni all’udito e tre compagni di band rimasti feriti. Angelo Ratti lo ha raccontato al Corriere della Sera ricostruendo una serata drammatica.

Olbia, il drammatico racconto di Angelo Ratti

Tutto è iniziato al termine di un’esibizione musicale. Mentre Angelo e la band stavano smontando la strumentazione al chiringuito sulla spiaggia, è scattata improvvisamente la violenza. Colpito alle spalle, il trentanovenne si è ritrovato a terra nel giro di pochi istanti, sopraffatto da un gruppo di decine di persone che lo ha riempito di calci e pugni. Nel raccontare quei momenti di terrore, Ratti rievoca l’inizio dell’incubo: “Stavo prendendo da terra una scatola, quando un ragazzo mi ha gridato: ‘Vattene via, fr…io’. Poi m’ha tirato un pugno sulla testa. Son stato preso di spalle e lanciato in spiaggia. A quel punto hanno cominciato a pestarmi. In trenta. Mi sono rialzato in una pozza di sangue”.

Nonostante non si trattasse di una serata a tema LGBTQ+, l’orientamento dei musicisti ha fatto da innesco alla furia del branco. Un atteggiamento ostile che, secondo l’artista, era avvertibile fin dal pomeriggio, quando un gruppo di circa trenta persone li osservava a distanza con sguardi carichi di rancore. “Nata per odio omofobo, la cosa è sfuggita di mano”, spiega la vittima, riassumendo le conseguenze fisiche dell’attacco: “Ora ho perso sensibilità alla metà sinistra della faccia e non ci sento più dall’orecchio”.

L’aggressione è proseguita per circa mezz’ora, tra urla e insulti discriminatori. I tre amici intervenuti per difendere Angelo sono rimasti travolti nella colluttazione: Filippo ha riportato l’incrinatura delle vertebre, mentre Federica è stata ferita alla schiena e intimidita con la frase “Ringrazia che sei femmina, altrimenti avresti fatto la stessa fine”. Per Ratti, l’unica matrice possibile resta la discriminazione pura, perpetrata anche da individui più adulti.

Alla violenza del branco si sono aggiunti ulteriori episodi di discriminazione e amarezza subito dopo i fatti. Angelo denuncia prima di tutto l’atteggiamento di un sanitario del 118 giunto sul posto che, nel vedere la collega prestare i primi soccorsi, l’avrebbe avvisata di stare attenta per poi chiedere al ferito se fosse omosessuale, alimentando un grave pregiudizio legato all’HIV. Non è andata meglio con il gestore del chiosco, che di fronte alle richieste d’aiuto di Ratti lo avrebbe cacciato con ulteriori insulti omofobi, senza peraltro saldare il compenso per la prestazione artistica.

Mentre gli aggressori si davano alla fuga rubando un personal computer e danneggiando la strumentazione della band, le intimidazioni sono proseguite via telefono. Dopo che uno dei primi colpitori è stato condotto in caserma, il padre del giovane ha rintracciato il numero di Angelo. Dalle iniziali richieste di non sporgere denuncia (“È un bravo ragazzo, non è cattivo”), l’uomo è velocemente passato a un’ondata di messaggi vocali infarciti di insulti, minacce e accuse inventate per giustificare la reazione del figlio.

Attualmente, Angelo Ratti ha formalizzato la denuncia presso le autorità e confida nella presenza di telecamere di sorveglianza per identificare tutti i responsabili. Una volta rientrato a Milano, si sottoporrà ad accertamenti specialistici all’ospedale Niguarda nella speranza che il fischio sordo al timpano sinistro non sia permanente.

Sullo sfondo della vicenda resta il luogo dell’aggressione, il bar Kando, già noto alle cronache giudiziarie negli anni passati per un’inchiesta su presunte gestioni tramite prestanome che aveva visto coinvolto l’ex magistrato Luca Palamara.

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