Madre e figlia avvelenate con la ricina, la nuova indagine

venerdì, 21 Agosto 2026
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È il confronto di ieri a riaccendere il giallo di Pietracatella: Gianni Di Vita, marito di Antonella Di Ielsi e padre di Sara Di Vita, le due donne morte avvelenate con la ricina a Natale, ascoltato per oltre tre ore negli uffici della Questura di Campobasso.

Secondo quanto riporta l’Ansa, l’uomo sarebbe stato messo a confronto con una donna, sua amica. In Questura presenti la procuratrice di Larino Elvira Antonelli e il capo della Squadra Mobile di Campobasso Marco Graziano.

Il dato, al momento, non consente di attribuire un significato preciso al confronto né di stabilire se la donna ascoltata oggi sia la stessa amica di famiglia denunciata nei mesi scorsi per favoreggiamento.

Quella donna era stata sentita tre volte dagli investigatori tra gennaio e giugno, come persona informata sui fatti, e, secondo quanto comunicato dalla Procura, negato di essere a conoscenza di tensioni e problemi all’interno della famiglia Di Vita, ma alcuni riscontri investigativi l’avrebbero successivamente smentita.

Di Vita era stato di recente già nuovamente convocato per rendere sommarie informazioni testimoniali, l’ennesima audizione dall’inizio delle indagini. La donna con la quale sarebbe stato messo a confronto è stata convocata ma non indagata. Secondo quanto emerso, si sarebbe verificando una contraddizione nella ricostruzione fornita dai due, anche con l’obiettivo di chiarire alcuni dettagli che gli inquirenti ritengono funzionali alla comprensione del movente e dell’alimento o della bevanda vettore del veleno.

Avvelenate con la ricina: amica di famiglia denunciata per favoreggiamento

Il confronto arriva a due giorni dalla nuova audizione di Alice Di Vita, figlia di Gianni e Antonella e sorella di Sara, ascoltata martedì 18 agosto direttamente dalla procuratrice Antonelli. Le acquisizioni testimoniali proseguiranno anche nei prossimi giorni con ulteriori convocazioni nell’ambito di un’inchiesta che, sul fronte del duplice omicidio volontario aggravato dal mezzo venefico, al momento resta contro ignoti.

I risultati degli accertamenti scientifici

L’attività investigativa è arrivata al nuovo confronto dopo una lunga sequenza di accertamenti scientifici e testimonianze.

A luglio la perizia autoptica, quasi 900 pagine, ha confermato definitivamente che Antonella Di Ielsi, 50 anni, e la figlia Sara Di Vita, 15 anni, sono morte per un’intossicazione da ricina, già individuata nel sangue delle due vittime dal Centro Antiveleni di Pavia, circostanza poi confermata dalla relazione depositata in Procura.

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