Leonardo Maria Del Vecchio rinuncia ai ruoli in EssilorLuxottica: «La gestione è diventata distante e impersonale»

martedì, 25 Agosto 2026
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Il figlio del fondatore si dimette dalla presidenza di Ray-Ban e dal ruolo di Chief Strategy Officer per dedicarsi a nuove iniziative imprenditoriali, criticando la deriva dell’azienda. Confermato l’impegno come azionista attraverso Delfin.

Un terremoto manageriale e simbolico scuote il gigante italo-francese dell’occhialeria. Leonardo Maria Del Vecchio ha annunciato le proprie dimissioni da tutte le cariche operative ricoperte in EssilorLuxottica, segnando un punto di svolta critico nell’eredità industriale e nei valori culturali del gruppo fondato da suo padre.

La decisione, confermata ufficialmente da un portavoce della società dopo le anticipazioni della stampa finanziaria, vede il manager rassegnare l’addio sia alla presidenza di Ray-Ban sia all’incarico di Chief Strategy Officer di gruppo. L’obiettivo dichiarato è quello di concentrare le proprie energie su nuovi progetti imprenditoriali personali, pur mantenendo salda la propria presenza nel capitale dell’azienda.

«Ringraziamo Leonardo Maria per aver contribuito alla crescita del gruppo e alla realizzazione della visione strategica voluta dal padre. Gli auguriamo uguale successo nella sua nuova avventura», ha commentato un portavoce di Essilux.

La lettera a Milleri: critica alla deriva aziendale

I contorni dell’addio emergono con nettezza dai toni accorati della lettera indirizzata al Presidente e Amministratore Delegato, Francesco Milleri, e all’intero Consiglio di Amministrazione. Non si tratta di una semplice transizione manageriale, ma di una vera e propria contestazione di merito sulla cultura aziendale prevalente. Nel documento, Del Vecchio parla apertamente di una gestione del gruppo diventata «distante» e «impersonale», progressivamente allontanatasi da quel capitale umano che – a suo giudizio – dovrebbe invece costituire il vero motore dell’impresa, proprio come accadeva nella Luxottica di vent’anni fa.

«Mio padre ha costruito Luxottica chiedendo moltissimo alle persone. Ma sapeva una cosa che oggi rischiamo di dimenticare: se chiedi lealtà, sacrificio e senso di appartenenza, devi essere disposto a restituirli. Non puoi essere una squadra soltanto quando presenti i risultati. Non puoi celebrare i tuoi manager quando vincono e scoprire improvvisamente la distanza istituzionale quando attraversano un momento difficile. Non puoi mettere le persone al centro delle presentazioni e ai margini quando diventano scomode. Questa non è la Luxottica nella quale sono cresciuto. E non è la Luxottica che ricordo accanto a mio padre».

Il manager tiene a precisare di non lasciare il campo a seguito di un fallimento operativo. Al contrario, rivendica i risultati raggiunti durante il suo mandato triennale alla guida dello storico marchio Ray-Ban, definendo gli obiettivi strategici e finanziari come ampiamente superati.

«Non lascio dopo una sconfitta. Lascio dopo aver fatto il mio lavoro. Il mandato triennale che mi era stato affidato in Ray-Ban arriva quest’anno alla sua conclusione con gli obiettivi superati. Lascio un brand più forte, progetti che continueranno e, soprattutto, una squadra che non ha bisogno di me per sapere cosa deve fare. Per me questo conta più di qualsiasi titolo».

«Le persone al centro nei comportamenti, non negli slogan»

Il passaggio più duro della missiva tocca direttamente l’identità e i valori fondativi dell’azienda. Del Vecchio rifiuta esplicitamente di prestarsi a un ruolo puramente rappresentativo della continuità familiare, in presenza di divergenze etiche sostanziali.

«Non voglio diventare il figlio del fondatore utilizzato per rappresentare una continuità nella quale, su alcuni principi fondamentali, io stesso non mi riconosco più. Le persone devono tornare al centro. Non negli slogan. Nei comportamenti. Perché mio padre non ha costruito soltanto una delle più grandi aziende italiane. Ha costruito un luogo nel quale centinaia di migliaia di persone hanno creduto di poter costruire qualcosa insieme a lui. Perdere quello sarebbe molto più grave che mancare un budget».  

Presidio azionario e asset della holding

Nonostante l’uscita dai ruoli operativi, Del Vecchio sottolinea che la sua decisione non rappresenta un disimpegno nei confronti del destino di EssilorLuxottica. Il controllo e la tutela del patrimonio familiare rimangono centrali nella sua agenda.

«Continuerò a esercitare fino in fondo la mia responsabilità di azionista attraverso Delfin. Continuerò a difendere l’indipendenza dell’azienda, la sua capacità di crescere e la necessità che abbia una proprietà stabile e una visione lunga.»

Leonardo Maria Del Vecchio detiene una quota del 12,5% nella holding di controllo Delfin. La cassaforte di famiglia detiene circa il 32,4% di EssilorLuxottica, oltre il 17% di Banca Monte dei Paschi di Siena, circa il 10% di Generali, il 2,7% di UniCredit e il controllo di fatto del gruppo immobiliare internazionale Covivio. Questa scelta si inserisce in un quadro familiare ancora complesso: a oltre quattro anni dalla scomparsa del fondatore Leonardo Del Vecchio, gli otto eredi non hanno infatti ancora trovato un accordo definitivo sull’esecuzione del testamento.

Vittorio Zenardi

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