Londra prepara il “War book”: “Inevitabile un attacco russo”

mercoledì, 26 Agosto 2026
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Downing Street rompe gli indugi e prepara gli inglesi al peggio per quanto riguarda il conflitto con la Russia. Fare provviste d’acqua mineralizzata, riempire le dispense di scatole di cibo a lunga conservazione e procurarsi torce a manovella. Sembra la trama d’un film sulla Guerra Fredda e invece è il cosiddetto “war book” che i cittadini britannici riceveranno dal governo per prepararsi al peggio. L’esecutivo guidato da Andy Burnham ha deciso di passare alla linea dura, trasformando la percezione del rischio in una vera e propria mobilitazione civile.

La scusa ufficiale dell’esecutivo parla di preparazione a eventi climatici estremi e blackout, ma la verità che filtra dalle stanze del potere a Whitehall descrive uno scenario ben più drammatico: la Gran Bretagna si sta strutturando per reggere l’urto di un attacco imminente da parte di Mosca, sia informatico che di ben altra natura.

Londra, gli 007 su un attacco della Russia: “Non è se, ma quando”

Nelle centrali dell’intelligence del Regno Unito il nervosismo è alle stelle. Le valutazioni degli apparati di sicurezza non lasciano spazio a interpretazioni rassicuranti: un raid sistemico — sia esso un sabotaggio informatico su larga scala o un’azione ostile da parte di forze straniere — viene ormai dato per scontato. Per gli 007 di Londra l’interrogativo non riguarda più l’eventualità del colpo, ma unicamente l’ora in cui avverrà. D’altronde, i segnali di cedimento ci sono già stati. I server governativi registrano tentativi d’intrusione a cadenza quotidiana e il recente attacco informatico, attribuito a strutture collegate all’Iran, che ha costretto alla chiusura temporanea di un impianto di produzione elettrico britannico ha dimostrato quanto l’impalcatura energetica del Paese sia vulnerabile.

A lanciare l’allarme è anche il mondo accademico. Esperti di sicurezza ed economia infrastrutturale, come il docente di Oxford Dieter Helm, ricordano che la Gran Bretagna presenta fianchi del tutto scoperti, a partire dai giganteschi parchi eolici offshore al largo della Scozia fino alle dorsali sottomarine del gas che collegano la Norvegia alle coste inglesi. Quest’ultimo rappresenta un cordone ombelicale la cui interruzione metterebbe al buio l’intero Paese nel giro di pochissime ore.

Dallo scontro con il Cremlino al “War Book”

Le speranze del presidente russo Vladimir Putin di trovare nel nuovo inquilino di Downing Street un leader più accondiscendente rispetto al predecessore Keir Starmer sono evaporate all’istante. Burnham ha subito alzato il tiro, accusando Mosca senza troppi giri di parole di aver “incendiato l’Europa” e rinnovando la linea di fermo sostegno militare a Kiev, spingendosi fino all’ipotesi di far produrre autonomamente agli ucraini i potenti missili da crociera a lungo raggio. La replica da Mosca è stata fulminea e venata di minacce esplicite, con il ministero degli Esteri russo che ha bollato l’iniziativa di Londra come “un’entrata diretta nel conflitto con tutte le conseguenze del caso”, additando la Gran Bretagna come l’attore politico che soffia sul fuoco per impedire qualunque spiraglio di diplomazia.

È in questo clima di tensione alle stelle che il Cabinet Office ha tirato fuori dai cassetti e aggiornato a tappe forzate il cosiddetto “War Book”, lo storico prontuario strategico per la salvaguardia e la continuità del Paese durante le crisi militari. L’obiettivo dell’esecutivo è cinico quanto pragmatico: spingere ogni nucleo familiare ad autogestirsi e sopravvivere autonomamente nelle prime 72 ore di un’emergenza nazionale. In questo modo, le strutture di soccorso pubblico e i contingenti militari potranno concentrare ogni risorsa nel tentativo di proteggere i nodi nevralgici dello Stato ed evitare il collasso totale. Sia che si tratti di terrorismo psicologico, esagerazione o misure contro una minaccia concreta è chiaro che a Londra hanno iniziato a contare i minuti che li separano dall’ora x.

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