Ranucci, cresce l’imbarazzo a sinistra: ecco perché sono pronti a scaricarlo

lunedì, 31 Agosto 2026
1 minuto di lettura

A sinistra sono pronti a scaricare Sigfrido Ranucci. Non è solo a causa della “fraterna amicizia” con un personaggio come Valter Lavitola è anche per le sconcertante narcisismo assunto nel paragonarsi a Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Aldo Moro.

A ciò va anche aggiunto un ragionamento che nessuno aveva finora mai fatto nel mondo progressista nostrano: insignire qualcuno del titolo di cavaliere senza macchia e senza paura è diventato anacronistico e controproducente. Si rischia quantomeno di spingerlo a montarsi pericolosamente la testa, come appunto accaduto con l’ex conduttore di “Report”.

Intendiamoci, i politici del Campo largo si sono certo schierati dalla parte di Ranucci dopo la decisione della Rai di rimuoverlo dalla conduzione di “Report” . Ma si è trattato di una difesa d’ufficio. In realtà, più che aiutare Ranucci, hanno puntato ad attaccare il governo e a lanciare la solita polemica contro “Tele Meloni” che punterebbe a silenziare il “giornalismo d’inchesta”.

Ma, se dalla politica passiamo agli opinionisti e agli intellettuali, il discorso cambia notevolmente. È lì che l’insofferenza per l’ex conduttore di “Report” è più marcata e persino astiosa. Il vignettista Vauro, uno che rappresenta da sempre gli umori e i malumori del “popolo” di sinistra, lo accusa ad esempio di essersi «autoproclamato»martire. “Si è paragonato -dice Vauro in una intervista al Corriere della Sera- a Moro, Falcone e Borsellino. Voglio dire: Ranucci sostiene che Lavitola abbia dei problemi psicologici, e probabilmente è vero, ma si vede che chi ha problemi psicologici si attrae a vicenda…”. Parole durissime, ma il fastidio nei confronti del giornalista televisivo ha ragioni anche più profonde.

Queste ragioni le esprime bene Annalisa Cuzzocrea in un editoriale uscito ieri su “la Repubblica”. La domanda non è come salvare Ranucci, ma “come salvare Report”. La riposta di Cuzzocrea è: “Dovremmo forse smettere di creare totem intoccabili e di pensare che ci siano portatori di verità assolute o programmi sempre infallibili”. L’editorialista imputa anche a Ranucci “errori deontologici nei ragionamenti ed eccessi di vanità nei suoi racconti”.

Alla fine, il caso Ranucci-Lavitola-Report può rappresentare un salutare bagno di realismo e umiltà in un mondo, quello dell’intellighenzia progressista italiana, che si è da sempre auto-rappresentato come custode della virtù contro i nemici ideologici (la destra) sempre in agguato. Nel mondo della politica e del giornalismo non esistono né angeli né demoni, ma uomini fallibili. E talvolta anche insopportabilmente vanitosi. La conquista, a sinistra, di questa consapevolezza non può che contribuire a migliorare il tono e la qualità del dibattito pubblico.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.