Un buon libro è un compagno che ci fa passare dei momenti felici”, affermava Giacomo Leopardi. E come possiamo dare torto al famoso poeta marchigiano che immaginiamo assorto tra le sue intense letture fra le colline di Recanati e il Monte Tabor, celebre “colle dell’infinito”? Leggere ci rende non manipolabili, attenti osservatori della realtà che ci circonda, imperturbabili giudici di noi stessi e degli altri. In poche parole, la lettura ci fa essere persone libere con un proprio punto di vista, giusto o sbagliato che sia su persone e situazioni. E quante volte leggere un libro ha rappresentato per noi un regalo, una scoperta, un’analisi della propria persona e della realtà esterna? Leggere è scoprire il mondo e sé stessi attraverso i propri occhi, immergersi per un momento in un’altra dimensione costruita con personaggi e situazioni differenti dalle nostre, un esercizio terapeutico, non solo di stile, che fin da bambini tutti dovrebbero affrontare. La nostra rubrica del bon ton per Lo Speciale Giornale di questo mese è dedicata proprio alla forza e al piacere di leggere, in omaggio al ventennale di Capalbio Libri, al quale abbiamo partecipato lo scorso agosto. Una manifestazione cardine in Italia sulla lettura diretta da Andrea Zagami e ospitata da quest’anno nel nuovo Teatro del Leccio dell’ultimo lembo della Maremma, opera del noto architetto olandese Maurice Nio, voluta dall’Amministrazione comunale e dal suo sindaco Gianfranco Chelini che, con il sostegno della Regione Toscana, dota Capalbio di un’importante infrastruttura sociale. La location, fulcro di incontri e presentazioni, ha visto alternarsi nelle diverse serate le firme più autorevoli del giornalismo italiano e gli scrittori di punta dell’attuale narrativa del nostro Paese. Ad inaugurare la kermesse è stato Claudio Cerasa che ha presentato L’antidoto. Libertà, ambiente, tecnologia. Manifesto ottimista contro la dittatura del catastrofismo (Silvio Berlusconi Editore) insieme a Maria Elena Boschi. “L’ottimismo è un atto quasi irresponsabile in questo periodo di cattive notizie, ma non è un’utopia. – ha esordito il direttore de Il Foglio – È piuttosto un modo per riappropriarci della realtà, contro le derive del catastrofismo e del populismo. Guardando i fatti reali ci si rende conto che il mondo è pieno di soluzioni alle difficoltà, occorre solo avere voglia di metterle in pratica”. Un invito a guardare il mondo con occhi diversi, un manifesto contro il catastrofismo e in difesa di un ottimismo fondato sui dati e sulla fiducia nel futuro.

La quarta serata di Capalbio Libri ha visto protagonista Giuseppe Conte che ha presentato il suo libro Una nuova primavera. La mia storia, i nostri valori, la sfida progressista per l’Italia (Marsilio) in dialogo con il direttore de Il Messaggero Roberto Napoletano. Il leader del Movimento 5 Stelle in questo volume lancia il suo progetto per un futuro diverso, fondato su una visione di rottura rispetto alla destra nazionale e nazionalista, e alternativa rispetto all’Unione europea dei burocrati e all’America dei tecnocrati. Emerge una chiara consapevolezza politica: se il rispetto delle regole è fondamentale, queste si possono e si devono cambiare per far funzionare davvero la nostra democrazia, rimuovere le ingiustizie e tornare a coltivare la speranza. Il palcoscenico toscano ha visto spiccare anche il nuovo direttore di La Repubblica Stefano Cappellini che ha presentato il suo libro Rossobruni. Quando gli estremi si uniscono per colpire la democrazia (UTET) in dialogo con Giuliano Ferrara. “Guardiamo cosa succede oggi ad esempio tra Russia e Ucraina.”- ha dichiarato Cappellini- “Putin è decisamente un rossobruno, e ha usato questa ideologia proprio per consolidare il suo potere” ha spiegato il direttore, ricordando come nella storia anche molti intellettuali importanti, come Elio Vittorini, siano stati definiti “fascisti di sinistra”. Giuliano Ferrara ha affermato che: “Una democrazia liberale è una democrazia ineguale, perché c’è chi possiede molto e chi non possiede quasi nulla. Ed è lì che i rossobruni colpiscono”. Leonardo Colombati ha presentato il suo ultimo romanzo Non vi sarà più notte (Mondadori) in dialogo con Filippo Bologna. “Uno scrittore per divertirsi deve scrivere un libro che ha voglia di leggere – ha detto Colombati – e io da tanto tempo leggevo solo libri di autofiction, in cui narratore e protagonista coincidevano, e sono sempre figure buone vessate dalla vita. Per anni, invece, la letteratura aveva fatto il tifo con personaggi biasimevoli, come il Conte di Montecristo. Ecco, la mia aspirazione era scrivere qualcosa di diverso, che ci portasse lontano, verso qualcosa di ignoto”. Filippo Bologna ha definito il romanzo di Colombati “La risposta dell’intelligenza naturale all’intelligenza artificiale. Un romanzo russo-francese che poi diventa distopico, apocalittico, poi un road movie, poi una spy story, e contiene anche un’Odissea del protagonista”. Se per Colombati leggere è un piacere, ma anche un vizio, il giornalista e scrittore Pier Luigi Battista afferma che: “Leggere è il piacere. Io sono contrario alle campagne sulla lettura. Basterebbe dire una semplice frase a chi non legge: non sai che ti perdi”. Ed è proprio l’esperienza di Capalbio Libri a ricordarci perché la lettura sia, a tutti gli effetti, l’espressione più alta del bon ton moderno. Le buone maniere non si limitano alla postura a tavola o ai saluti formali; il vero bon ton risiede nell’eleganza del pensiero e nel rispetto per l’intelligenza propria e altrui. Un festival letterario che unisce piazze, autori e lettori sotto il cielo della Maremma dimostra che leggere non è un atto di isolamento, bensì un gesto profondamente sociale. Prendersi il tempo per ascoltare una storia, confrontarsi con opinioni distanti dalle nostre e nutrire la propria mente è la massima forma di cortesia che possiamo fare al mondo, perché una persona che legge è una persona che sa ascoltare, e saper ascoltare è il primo, fondamentale pilastro di ogni vera eleganza. Dopotutto, come scriveva Clive Staples Lewis: “Leggiamo per sapere che non siamo soli”. Ed è in questa straordinaria capacità di connettere le anime e coltivare la bellezza interiore che si nasconde il segreto del saper vivere più autentico.
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