Per Vance prove da presidente: “I democratici sono il partito dell’odio”. E Dallas esulta 

venerdì, 11 Settembre 2026
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Non parla di Iran, non cita il dividendo da 5.000 dollari di Trump. J.D. Vance a Dallas fa altro: prova l’abito del 2028. Nella seconda serata della prima convention di midterm mai organizzata nella storia Usa, il vicepresidente infiamma la platea e lancia l’affondo che vale una candidatura: “I democratici sono il partito dell’odio, disprezzano l’America e hanno simpatia per i terroristi dell’11 settembre”. È la sua notte. Quando dal pubblico parte il coro “2028, 2028”, sorride: “È bello sentire gridare il proprio nome. Occupiamoci delle midterm, poi vedremo”. Poi il ricordo di Charlie Kirk, ucciso un anno fa, e l’appello ai repubblicani: “Non dimentichiamo mai, l’America appartiene a chi la ama. Non consegnate il Paese a un gruppo di folli”. Niente numeri, solo identità, famiglia e figli. La visione di un’America che ama se stessa contro i radicali. Vance ha capito la lezione di Trump: le midterm non si vincono con il bilancio del DOGE, si vincono con il nemico. Se Trump compra voti con assegni da 1.350 miliardi, lui costruisce il racconto del dopo. Attaccare i dem come “partito dell’odio” alla vigilia dell’anniversario dell’11 settembre è una mossa chirurgica: sposta il baricentro dal caro-vita alla guerra culturale, dove i repubblicani sono più forti. E soprattutto, si smarca. Non è più il vice fedele, è l’erede. Con la benedizione implicita del tycoon che già gli gira il 5% dei fondi raccolti. Dallas è stata la sua prova generale. E volenti o nolenti l’ha passata a pieni voti. 

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