Il fallito trapianto di Domenico. La rabbia della madre e la battaglia

sabato, 12 Settembre 2026
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Il piccolo Domenico Caliendo – deceduto dopo il fallito trapianto cardiaco all’ospedale Monaldi di Napoli – avrebbe potuto avere un’altra possibilità di vita. È quanto emerge dalla perizia depositata nell’ambito dell’inchiesta sulla morte del piccolo di due anni e mezzo, spirato il 21 febbraio.

La relazione di 553 pagine, redatta dai professori Biagio Solarino, Ugolino Livi e Ferdinando Luca Lorini su incarico del gip Mariano Sorrentino, ricostruisce quanto accaduto dal 23 dicembre 2025, giorno dell’intervento, fino alla morte del piccolo.
Il punto centrale riguarda il mancato ricorso al Berlin Heart, un dispositivo esterno che sostiene la circolazione del sangue quando il cuore non riesce più a funzionare. Utilizzato soprattutto nei bambini, può mantenere stabile il paziente anche per diversi mesi, in attesa di un nuovo organo.

Secondo quanto riferito dall’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, se Domenico fosse stato collegato al dispositivo entro 72 ore, avrebbe potuto ricevere un secondo cuore. Il bambino venne invece sottoposto all’Ecmo, il sistema di ossigenazione extracorporea a membrana.

La perizia attribuisce la morte a un’insufficienza multiorgano collegata al fallimento del trapianto. L’organo, prelevato a Bolzano, era arrivato a Napoli irrimediabilmente danneggiato perché conservato con ghiaccio secco, che ne aveva provocato il congelamento. Gli esperti avrebbero rilevato criticità nella gestione del prelievo e del trasporto, oltre a carenze nella formazione sulle procedure trapiantologiche.

Diversa la valutazione sulla scelta di rimuovere il cuore malato di Domenico prima di verificare definitivamente le condizioni di quello proveniente da Bolzano. Per i periti, la cardiectomia anticipata poteva essere eseguita per ragioni tecniche e la condotta dei cardiochirurghi sarebbe stata sostanzialmente conforme alle regole previste in una situazione di emergenza.

Alle conclusioni della relazione si aggiungono le parole di Patrizia Mercolino, madre del bambino, presente all’udienza insieme al marito Antonio Caliendo. “La rabbia adesso prevale sul dolore”, ha dichiarato, spiegando di aver promesso al figlio che avrebbe continuato a cercare giustizia.

Per la famiglia, il deposito della perizia rappresenta un primo passo verso la verità, perché “si inizia a sciogliere qualche nodo”.

La relazione sarà ora esaminata dai consulenti delle parti nell’ambito dell’incidente probatorio, mentre il legale della famiglia chiede alla Procura di rivalutare la qualificazione giuridica dei fatti.

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