Un palco, una stretta di mano e una foto che vale più di mille retroscena. Al Festival di Open, dietro le quinte di Piazza Garibaldi, Elly Schlein e Mario Calabresi si incontrano per la prima volta dopo le dimissioni del giornalista da Chora Media. Sorrisi, qualche parola in disparte, con Enrico Mentana a fare da testimone. E’ la prima foto insieme, quella che tutti aspettavano. Il tema era già nel titolo dell’intervista di Calabresi: “Se Milano chiama”. E Milano, in effetti, sta chiamando. L’ex direttore di Repubblica è ormai il nome più caldo per il dopo Sala nel 2027, sostenuto da Azione e da una parte del mondo civico moderato. Lui non si nasconde più: “Le elezioni sono lontane, ma c’è un momento in cui ci si mette a disposizione della città. Sono pronto a impegnarmi. A Milano c’è una crisi profondissima: una generazione che dopo l’università si trova davanti a una città troppo cara”. Schlein frena, ma non chiude. La linea, ripetuta a Genova e a Parma, è sempre la stessa: “Prima il programma, poi i nomi. Ci sono persone valide, ma stiamo sostenendo il percorso del Pd milanese che sta lavorando sui temi”. Tradotto: niente incoronazioni. Anche perché la partita è affollata. Pierfrancesco Majorino chiede le primarie, Anna Scavuzzo – vicesindaca uscente, molto stimata da Azione – è in corsa, mentre Giuseppe Sala avverte: “Calabresi è di valore, ma dovrà svestire i panni del giornalista e vestire quelli del politico. Dire cosa non va sono capaci tutti, dire cosa si può fare davvero è un altro mestiere. E non è neppure del PD”. Proprio questo è il nodo. Calabresi piace ai moderati perché pesca anche nel centrodestra, ma per la segretaria nazionale è un candidato da maneggiare con cura, in mezzo alle correnti dem. La foto di Parma, però, è il primo via libera informale: il dialogo è aperto.



